Bottiglie, Degustazioni

Stella Flora 2013 – Maria Pia Castelli

Stella Flora 2013

Maria Pia Castelli

Marche Igt

Pecorino 50%, Passerina 30%,
Trebbiano 10%, Malvasia di Candia 10%

macerazione sulle bucce per venti giorni in tino aperto
affinamento in barrique per 18 mesi e poi bottiglia

I giorni che seguono le feste sono giorni di avanzi, cucina tradizionale di risulta. In Toscana non ci si può esimere dal cucinare la Pappa al Pomodoro. Ovviamente non rivisitata, non reinterpretata. Pane secco sciàpo, pomodoro, aglio, olio e basilico.

Provo un accostamento inedito con Stella Flora 2013, bianco macerato di Maria Pia Castelli. Insieme stanno bene.

È un vino che risalta tra i suoi simili, se si vuole pensare agli orange wine come a un insieme omogeneo, ma risalta anche tra i dissimili.

Il colore è quello dell’oro.

Nel bouquet sentori floreali, di cedro, c’è l’albicocca disidratata, la Passiflora, un lieve tocco resinoso.

Il meglio lo offre al palato perché è un vino pieno di sapore, più sapido che acido, mutevole, resistente, stratificato. Dove tornano coerentemente le anticipazioni olfattive.

Dopo le feste si ricomincia bene.

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Bottiglie, Degustazioni

Gli Eremi 2017 – La Distesa

Gli Eremi 2017

La Distesa

Marche Bianco igt

(un paio di sere fa presso l’enoteca Nati Stanchi di Pistoia, tre Enonauti e una bottiglia…)

Approccio con soddisfazione e per la prima volta questo vino che credo possa essere considerato un simbolo del movimento della viticoltura naturale italiana. Verdicchio in purezza, parte del vino fa macerazione. Il colore è giallo paglierino intenso. Un bouquet originale fatto di sentori erbacei e floreali come il fieno, la menta selvatica e la ginestra, fruttati di albicocca disidratata e pesca gialla, noce pecan, e una piacevolissima e leggera nota di genziana. In bocca è ricco e strutturato, un caleidoscopio di stimoli, ha profondità, sapore, persistenza. Progressione di gusto lenta, ma inesorabile. Si stappa in questo caso la bottiglia fresca e dopo un’ora circa, il tempo di finire la bottiglia, è al massimo della sua espressione dinamica, cambiando faccia un paio di volte. Al naso e al palato. Dinamica dovuta in gran parte al gusto e non all’aspetto tattile del vino che non è un campione né di acidità, né di sapidità.
Mi sarei aspettato forse un po’ di freschezza in più, ma ciò che ci si aspetta non sempre è ciò che si trova o ciò che deve essere trovato.

Vino di grande personalità

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Bianco della Castellada 2011 Collio Doc – La Castellada

Bianco della Castellada 2011

Collio Doc

La Castellada

È un piacere berlo ed è un piacere raccontarlo. È il Bianco della Castellada.
Vendemmia 2011.
A Oslavia dove ci sono la Ponca e il vento.

Pinot grigio 50%, Chardonnay 30% e Sauvignon 20%.
Per lo chardonnay e il sauvignon quattro giorni di macerazione.
12 mesi di barrique e 24 mesi ulteriori in bottiglia.

Giallo dorato e consistente.
Sprigiona una lunga sequenza di aromi come l’uva sultanina e la pesca percoca matura, sentori erbaceo/vegetali e floreali come il Tiglio in fiore e la camomilla, la nocciola e accenni di spezie e di resina come se accanto a te stessero potando un albero. Notevole.
Ma è all’assaggio che dimostra tutta la sua stoffa e le sue potenzialità attuali e presumibilmente in divenire.
Ha spessore, succo e forza. Le sensazioni si stratificano. Didatticamente lo si potrebbe usare per spiegare empiricamente il significato di “vino tridimensionale”. Frutto maturo, miele, ritorni aromatici nel centrobocca. La freschezza e una percepibile struttura tannica gli danno una profondità eccezionale e il suo è un grandissimo finale che vorresti rallentare per prolungare indefinitamente l’esperienza gustativa, come vorresti che la bottiglia fosse di nuovo piena, almeno a metà, anche un terzo basterebbe.

Mi sono impegnato per accompagnarlo degnamente in cucina e allora sono venuti fuori il pollo in padella coi germogli di soia e la gallinella al cartoccio cotta a vapore con cipolla fresca di Certaldo.
Bene col pesce, benissimo col pollo.

Soldi ben spesi.

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Bianco alla Marta 2015 – Buondonno

Bianco alla Marta 2015 – Buondonno

Ci troviamo nella parte settentrionale del territorio di Castellina in Chianti. Altitudine sui 400 metri.
Trebbiano macerato dieci giorni con uve da vecchie viti, quelle che si vedono guardando dalla cantina in direzione sudorientale, un anno di affinamento in tonneau e barrique piegate a vapore.
1300 bottiglie in tutto.

Io non lo definirei orange perché non è arancione e credo che non ci fosse l’intenzione di farne un orange.
Lo penso e lo sento come un vino fatto come un tempo e di questo ho avuto la conferma emotiva/esperienziale al momento di immergervi le pesche saturnia a fine pasto come avrebbero fatto mio padre e i miei zii allora che bevevano i loro vini bianchi che erano tutti fatti come una volta perché “era quella volta”.
Vini fatti come una volta che, voglio precisare, io non ho mai avuto la possibilità di bere nel tempo in cui erano considerati normali bianchi se non quelle volte in cui gli anziani credevano giusto farne assaggiare un goccio ai più giovani, ma il cui gusto riemerge nella memoria sotto la spinta percettiva di alcuni vini moderni.

Non è estremo, non è opalescente. Non è criptico.
È invece color ambra splendente, pulito, intensamente profumato. Di albicocca disidratata, mela golden matura, narciso, noce brasiliana.
Il meglio di sé lo dà comunque nel sorso.
Che è materico, morbido, ma animato da acidità fluente e da un tannino netto che portano equilibrio e grande bevibilità. Lungo finale fresco con retrogusto di mandorla brasiliana.

Come disse il Signor Buondonno, servendocelo insieme a un formaggio di capra opera della figlia Marta che dà peraltro il nome al vino, col formaggio si abbina perfettamente.

ambre brillant, propre, intensément parfumé. Abricot déshydraté, pomme dorée mûre, narcisse, noix du Brésil.
Le meilleur de lui-même le donne encore dans la gorgée.
Ce qui est matériel, doux, mais animé par une acidité fluide et un tanin clair qui apporte équilibre et une grande buvabilité. Finale longue et fraîche avec un arrière-goût d’amande brésilienne.

bright amber, clean, intensely scented. Dehydrated apricot, ripe golden apple, narcissus, Brazilian walnut.
The best of himself still gives it in the sip.
Which is material, soft, but animated by flowing acidity and a clear tannin that bring balance and great drinkability. Long fresh finish with a Brazilian almond aftertaste.

 

 

 

 

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