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Barbaresco 2018 – Giuseppe Cortese

Barbaresco 2018 – Giuseppe Cortese

Il sig. Giuseppe Cortese è un vignaiolo cortese di nome e di fatto. Sono stato in visita da lui 5/6 anni addietro a Barbaresco e rimasi decisamente colpito dalla sua semplicità e disponibilità nell’accogliermi presso la sua cantina senza il minimo preavviso (dove, oltre ad assaggiare tutti i suoi bei vini, ebbi anche la fortuna di acquistare alcune annate vecchie del suo Cru Rabajà a prezzi all’epoca veramente onesti e che oggi risulterebbero irrisori).

Anche il suo Barbaresco 2018 potrebbe essere definito cortese, perché è un vino buonissimo, accogliente e di grande equilibrio. Ma “l’etichetta” di cortese rischia però di stargli stretta, perché è anche un vino corroborante, dal sorso dinamico e vivo. Un vino che rappresenta a mio avviso un grande esempio di classicità nell’interpretazione del Barbaresco, territoriale, schietto ed elegante. Le uve sono avviate alla fermentazione in serbatoi d’acciaio con fermentazione sulle bucce per circa un mese. Matura poi 18 mesi in botti grandi e completa l’affinamento con almeno 6 mesi in bottiglia.

Nel calice si presenta non troppo carico, di colore rosso granato luminoso, riflessi rubino e netto contorno aranciato. Al naso piccoli frutti a bacca rossa, ciliegia sottospirito, violetta, caramella al rabarbaro, radice di liquirizia, leggermente mentolato. Al palato si concede subito senza tante ritrosìe, giustamente morbido, avvolgente e caldo. Tannino di trama fine e ben cesellato, mai irruento; il sorso progredisce succoso, con regolarità e piacevolezza, supportato da argini di freschezza e mineralità che donano equilibrio al sorso e grande bevibilità. Gestione dell’alcool (14.5°) magistrale, finale fresco, leggermente sapido e di buona persistenza.

Questo Barbaresco 2018 di Giuseppe Cortese è a mio avviso in uno stato di grazia, potrebbe certamente aspettare ancora in cantina alcuni anni ed evolvere in maniera interessante. Ma è buonissimo ora, e se ne avessi ancora una bottiglia in cantina non esiterei a stapparlo ancora entro la fine dell’anno. Vino di grande piacevolezza ed immediatezza che danza tra le linee di gioco con equilibrio, prontezza, eleganza e concretezza. Ottimo anche il rapporto qualità-prezzo-piacere e sugli abbinamenti ci si può solo sbizzarrire.

Enonauta/Degustazione di Vino #255 - review - Barbaresco 2018 - Giuseppe Cortese | vino buonissimo, accogliente e di grande equilibrio
Enonauta/Degustazione di Vino #255 - review - Barbaresco 2018 - Giuseppe Cortese | vino buonissimo, accogliente e di grande equilibrio
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Note in Margine a una Cena

Se di una cena restano solo due foto sfocate e il ricordo di una buona compagnia, di un buon tempo e di un buon mangiare allora è andato tutto bene.Le due foto sono quelle dei due vini che tra gli altri messi in tavola mi sono rimasti impressi. Il Barbaresco Rabajà 2015 di Giuseppe Cortese e il Palmberg Riesling Spatlese Stein 2020,

Barbaresco Rabajà 2015 – Giuseppe Cortese
Non avrà la finezza estrema di certi Barbaresco che hanno la finezza estrema, ma è rigoglioso, florido, concentrato, profumato. D’acchito lo si potrebbe pensare un Barbaresco modernista. Per il colore che è rubino fitto, per il bouqet più orientato al frutto e alle spezie che al floreale. Quindi mirtillo, marasca, pepe, ma non mancano in secondo piano richiami alla rosa, all’arancia tarocco, alle radici aromatiche. Per il sorso pieno, succoso, ampio e di grande equilibrio. È sul finale però che questo Barbaresco Rabaja 2015 pone un sigillo che certifica la sua origine tradizionale. Freschezza vibrante e tannini fitti e che delineano il sorso, finale lungo e aperto e un retrogusto dove al frutto scuro si affiancano ricordi di genziana.
Bella interpretazione.
Palmberg Riesling Spatlese Stein 2020 (Mosel)
Le migliori delle bevute sono spesso quelle che saltano fuori dal nulla, dall’ignoranza. È il caso di questa.
Riesling della Mosella. Non si trovano dati precisi in rete se non che la vigna da cui proviene è erta e vecchia. Sul sito aziendale si leggono belle cose, tra le quali spiccano “pagare giustamente i collaboratori” e che il vino deve essere “affordable” anche quando importante.
Suppongo autonomamente che il vino non passi in legno.
E poi ci sono vini che sono buoni in relazione a dei paramentri interpretativi, a delle aspettative, alla quantità di ottimismo circolante nel contesto. Questo era un vino buono di suo. Con la promessa di migliorare.
Vino sontuoso senza effetti speciali. Una linearità progressiva, in accumulo, dove l’acidità è pulsante e la sua dolcezza per niente viscosa. Colore quasi diafano. Profumi di fiori bianchi, cedro, pesca matura, spezie dolci, una pienezza di gusto che aumenta, si spinge in avanti, tensione, un lunghissimo finire pieno di cedro, frutto tropicale, benessere, precisione e definizione.
In abbinamento al foie gras per l’esultanza della tavola.
Il giorno dopo ho cercato una bottiglia senza trovarla e ci sono rimasto male.
 
Enonauta/Degustazione di Vino #237/238 - review - Barbaresco Rabajà 2015 - Giuseppe Cortese/Palmberg Riesling Spatlese Stein 2020 (Mosel)
Enonauta/Degustazione di Vino #237/238 - review - Barbaresco Rabajà 2015 - Giuseppe Cortese/Palmberg Riesling Spatlese Stein 2020 (Mosel)
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Un tranquillo mercoledì sera coi vini di GAJA

UN TRANQUILLO MERCOLEDÌ SERA CON DEGUSTAZIONE VINI DI GAJA

Per iniziare alcune note a margine di un tranquillo mercoledì trasformato in una base enomissilistica da una Degustazione Vini Gaja. Notissima, quasi inutile dirlo, azienda di Barbaresco.

Il tempo è inesorabile ed equo. Aggiunge elementi di valutazione impagabili che depotenziano molti discorsi sul vino, sul suo valore, sulla costruzione del consenso intorno ad esso, specialmente quelli fatti a priori.

Essere in una società di bevitori è fondamentale. Si migliora confrontandosi, si socializzano spese talvolta insostenibili, ci sono molte cantine a disposizione, la rete di ricerca (quello che ad esempio ha permesso questa serata) è ramificata.

C’erano dunque sul tavolo due vini iconici. Iconici e non solo iconici.

Gaja Sorì Tildin 1996
Gaja Sorì San Lorenzo 1996

Pare che il 1996 sia stato un anno buono nelle Langhe. Questo accresce le già alte aspettative.

Si parte con Sorì Tildin

Sorì Tildin è un vino che sembra aver imboccato elegantenente il viale del tramonto. Superato sicuramente il momento di massimo splendore, probabilmente nel 2015 avrebbe fatto più figura, sta sulla prima parte della discesa.
Colore granato chiaro, il naso è ampio con ricordi di frutta sotto spirito, prugna secca, rimandi eterei, salamoia di oliva, un nota fumosa che con i minuti di trasforma in caffè macinato, rosmarino, cipria. Sensazioni perlopiù condivise dai sei presenti a tavola.

Il sorso è fresco, il tannino è quasi completamente dissolto, forse un po’ esile, ma offre i suoi ultimi lampi fruttati con essenziale forza ed è sapido, profondo. La persistenza è ben oltre la media e sul finale si rievocano il dattero, la polvere di caffè, l’erba aromatica. La gradazione moderata agevola la bevuta.
Elegante maturità, ma era meglio arrivare prima.

Sorì San Lorenzo pare aver avuto un trascorso diverso in questi venti anni circa di bottiglia passati tutti accanto all’altra nella solita cantina.
Quello che si può immaginare come un vino al vertice della curva evolutiva è esattamente questo. Un vino ancora fruttato in cui tutti gli elementi tattili convergono verso un equilibrio quasi esatto.
Il colore tende ancora al rubino, limpido, di piacevolezza immediata che non necessita sforzi di interpretazione. Al naso melograno e spezie, foglia di the e erbe aromatiche, una fruttuosità che lascia di stucco tra note terziarie discrete.
Al palato risulta fresco, stratificato, acidità ampia e distribuita, di rara finezza ed espressività. Un tannino che dà rilievo al sorso come un ricamo tono su tono, c’è levità e intensità di gusto. Il finale chiude un cerchio e si torna al melograno. Un vino dove tutto sembra aver concorso per 25 lunghi anni per arrivare esattamente a creare questo momento di equilibrio assoluto.

Bottiglia memorabile senza esagerazioni.

Enonauta/Degustazione di Vino #160/161 - Gaja Sorì Tildin 1996/Gaja Sorì San Lorenzo 1996  | Una serata irripetibile con due Gaja 1996

A QUIET WEDNESDAY EVENING WITH GAJA WINE TASTING (degustazione vini Gaja)

Gaja Sorì Tildin 1996

Gaja Sorì San Lorenzo 1996

To begin, some side notes on a quiet Wednesday transformed into an enomissile base by a Gaja Wine Tasting. Very well-known, almost needless to say, company from Barbaresco.

Time is inexorable and fair. It adds priceless elements of evaluation that weaken many discussions on wine, on its value, on the construction of consensus around it, especially those made a priori.

Being in a drinking society is essential. You improve by comparing, you socialize at sometimes unsustainable expenses, there are many wineries available, the research network (which for example made this evening possible) is branched out.

There were therefore two iconic wines on the table. Iconic and not just iconic.

Gaja Sorì Tildin 1996
Gaja Sorì San Lorenzo 1996

It seems that 1996 was a good year in the Langhe. This increases the already high expectations.

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Barbaresco Sorì Montaribaldi 2015 – Montaribaldi

Barbaresco Sorì Montaribaldi 2015 – Montaribaldi

Montaribaldi: Vigneto posto in Barbaresco. Nebbiolo con affinamento di 26 mesi in barrique di primo e secondo passaggio.

Bevuta non entusiasmante lo devo premettere. Così come aggiungo, come ogni volta una bottiglia mi appare deludente, che si tratta dell’esperienza limitata di una singola bottiglia e che pur nella libertà di raccontare non vorrei in alcun modo sminuire il lavoro di chi l’ha prodotta.

Granato scuro il colore, un bouquet non estesisissimo, ma soprattutto marcato da sentori come la vaniglia, il caffè tostato da ricondurre al passaggio in legno. Con la pazienza si riescono a sentire anche profumi più autentici come il ribes nero e la rosa, ma restano sottotraccia in un quadro olfattivo che definirei cupo.

Rispetto ai Barbaresco 2015 precedentemente assaggiati, quasi tutti caratterizzati da radiosa energia ed immediatezza, differisce non poco.

Al palato si replica la stessa dinamica gustativa avvertita al naso. Esordio caldo, voluminoso, ma caratterizzato da quella che io definirei felpata arrendevolezza. Poca energia e molto tannino che asciuga, un finale che quasi non arriva dove si riescono a individuare note fruttate in un ritorno prepotente degli stessi sentori “legnosi” avvertiti al naso.

Poco equilibrio, poca piacevolezza.

Enonauta/Degustazione di Vino #106 - review - Barbaresco Sorì Montaribaldi 2015 - Montaribaldi | Barbaresco Moderno
Enonauta/Degustazione di Vino #106 - review - Barbaresco Sorì Montaribaldi 2015 - Montaribaldi | Barbaresco Moderno
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Francesco Versio – Dogliani 2017 & Barbaresco 2015

Francesco Versio Dogliani 2017 & Barbaresco 2015

Per la prima volta scrivo di due bottiglie in contemporanea. Perché sono opera dello stesso produttore, perché le ho comprate e stappate congiuntamente. Francesco Versio è un giovane stimato winemaker con vigne in Neive ed una esperienza da Bruno Giacosa con Dante Scaglione.

Per il Dogliani 2017 una interpretazione all’insegna della concretezza e dell’energia. Purpureo fitto, solido, con profumi netti di mirtillo e floreali con sfondo speziato e a tratti vinoso. Caldo e voluminoso con finale coerente che lascia una bella scia sapida.

Il Barbaresco 2015 è un Barbaresco tradizionale con uve dal vigneto San Cristoforo. Rispetto ad altri 2015 da me assaggiati negli ultimi mesi mostra più finezza di tratto e meno esplosività. Il colore è tra il rubino e il granato. Parte lento, ma il tempo gli giova. Ribes e melograno, rosa e richiami di piante aromatiche come l’anice compongono il quadro olfattivo. Al palato mostra grande energia, giovanile fermezza, persistenza aromatica rilevante comunicando l’opera di una mano valente ed ispirata.

Per la mia personale esperienza, se questo è l’inizio possiamo aspettarci gran belle bottiglie già nel futuro immediato.

Entrambi i vini hanno mostrato una straordinaria resistenza all’ossigeno.

Enonauta/Degustazione di Vino #082 - review - Dogliani 2017 & Barbaresco 2015  | Francesco Versio | una grande promessa del vino piemontese
Enonauta/Degustazione di Vino #082 - review - Dogliani 2017 & Barbaresco 2015  | Francesco Versio | una grande promessa del vino piemontese
Enonauta/Degustazione di Vino #082 - review - Dogliani 2017 & Barbaresco 2015  | Francesco Versio | una grande promessa del vino piemontese

Francesco Versio Dogliani 2017 & Barbaresco 2015

For the first time I’m writing about two bottles at the same time. Because they are the work of the same manufacturer, because I bought and uncorked them together. Francesco Versio is an esteemed young winemaker with vineyards in Neive and an experience at Bruno Giacosa with Dante Scaglione.

For Dogliani 2017 an interpretation characterized by concreteness and energy. Dense, solid purple, with clear blueberry and floral aromas with a spicy and at times vinous background. Warm and voluminous with a coherent finish that leaves a nice savory trail.

The 2015 Barbaresco is a traditional Barbaresco with grapes from the San Cristoforo vineyard. Compared to other 2015s I’ve tasted in recent months, it shows more finesse and less explosiveness. The color is between ruby ​​and garnet. He starts off slow, but time is in his favor. Currant and pomegranate, rose and hints of aromatic plants such as anise make up the olfactory picture. On the palate it shows great energy, youthful firmness, significant aromatic persistence, communicating the work of a talented and inspired hand.

From my personal experience, if this is the beginning we can expect great bottles in the immediate future.

Both wines showed extraordinary resistance to oxygen.

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Barbaresco Autinbej 2015 di Ca’ del Baio

Barbaresco Autinbej 2015

Ca’ del Baio

il Barbaresco Autinbej di Ca’ del Baio di Treiso passa due anni in botti grandi ed è un Vino di stampo tradizionale

Enonauta/Degustazione di Vino #039 - wine review - Barbaresco Autinbej 2015 di Ca' del Baio. Ottima Barbaresco tradizionale

Seppure la luce artificiale di ieri sera non gli rendesse assolutamente giustizia il Barbaresco Autinbej 2015 di Ca del Baio si è accompagnato mirabilmente con le fettine di fegato spadellate nel burro con sfoglia di parmigiano.
Eccellente Barbaresco base che non sfigura al cospetto degli altri, più pregiati, cru aziendali.

Enonauta/Degustazione di Vino #039 - wine review - Barbaresco Autinbej 2015 di Ca' del Baio. Ottima Barbaresco tradizionale

Trasparente e vivo color rubino.
Profumi nitidi, filologici e intensi di Rosa, Lampone in essenza, genziana, erbe officinali, Cuoio.
In bocca è teso e caldo. Acidità e tannini senza compromessi. Di corpo asciutto, dotato di una vigoria ragguardevole e di grande finezza. Colpisce l’intensità dell’aroma di bocca che in totale corrispondenza con le sensazioni olfattive ripresenta piccoli frutti rossi ed erbe officinali.
Grande piacevolezza di beva e credo, per quanto possa valere dal momento che tutto dipende anche dalle capacità e dalla sete di chi beve, sia la bottiglia durata meno nel 2019.

Enonauta/Degustazione di Vino #039 - wine review - Barbaresco Autinbej 2015 di Ca' del Baio. Ottima Barbaresco tradizionale

Giovane, ma già godibilissimo, e con buone prospettive per gli anni a venire.

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Barbaresco Manzola 2008 - Fiorenzo Nada
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Barbaresco Manzola 2008 – Fiorenzo Nada

Risale al 2012 la mia visita all’azienda di Bruno Nada. Eppure conservo intatto nella memoria il ricordo dell’accoglienza ricevuta, della sua generosità nel raccontarsi e nel raccontare la storia della sua famiglia e della disciplina necessaria alla vita dell’agricoltore. E ricordo molto bene i vini bevuti quel giorno.
Resta ad oggi una delle esperienze più formative ed entusiasmanti nel mio percorso enoico.

Questa è una delle ultime bottiglie di quella trasferta, sopravvissuta a due traslochi e a una alluvione.

 

Barbaresco Manzola Fiorenzo Nada 2008

Fiorenzo Nada

100% Nebbiolo (Lampia e Michet)
24 mesi di botte
6 mesi di bottiglia
Treiso

Granato fitto e vivo il colore. Sornione d’acchìto, palesa con le ore un ricco bouquet.

Rosa essiccata, lampone e frutti di bosco maturi, si avvertono note di radice aromatica come rabarbaro e liquirizia, tabacco, qualche accenno boschivo.
Attacco gustativo fresco, l’acidità si impone e imprime al sorso una accelerazione emozionante. Segue grande intensità di frutto, materia e succo vibranti, una trama tannica integra e ben integrata. Sapidità sottotraccia che si allunga sul finale dove torna coerentemente la radice.
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L’assaggio ci parla di una bottiglia che può essere considerata vicina al vertice positivo della sua evoluzione. Che porta in dote al contempo grande dinamica gustativa ed equilibrio. Potenza verticale e grazia.

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The glass told us of a bottle that can be considered close to the positive point of its evolution. Which brings at the same time great gustatory dynamics and balance. Vertical power and grace.

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Le goût nous parle d’une bouteille qui peut être considérée comme proche du point positif de son évolution. Ce qui apporte à la fois une grande dynamique gustative et un bon équilibre. Puissance verticale et la grâce.

Barbaresco Manzola 2008 - Fiorenzo Nada
Barbaresco Manzola 2008 – Fiorenzo Nada
Barbaresco Manzola 2008 - Fiorenzo Nada
Barbaresco Manzola 2008 – Fiorenzo Nada

 
 
 
 
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