Bottiglie, Degustazioni

Albarino “Albamar” – Bodegas Albamar 2019

Albarino “Albamar”
Bodegas Albamar 2019
Rías Baixas DO

Non ci si imbatte in un Albarino (o Albariño) tutti i giorni, almeno non alle nostre latitudini. Così come in un qualunque altro vino della Galizia, ed onestamente stando a quento ho trovato nel calice è un vero peccato.

Albamar è ottenuto da uve Albarino, provenienti da vigneti siti sopra l’Oceano Atlantico che poggiano su suoli sabbiosi di origine granitica, e durante le mareggite l’Oceano inonda letteralmente le piante di vite. Agricoltura biologica ed in cantina si prosegue coerentemente, lavorando in modo poco o nulla interventista. Fermentazioni alcoliche spontanee, affinamento per 8 mesi sulle fecce fini in vasche d’acciaio e botti grandi da 20 hl senza filtrazione prima dell’imbottigliamento e minime quantità di solforosa.

Nella sua veste giallo paglierino vivace si porge intensamente al naso, da prima con note aromatiche di agrume e mela, per poi virare nettamente su grandi effluvi salini e iodati. All’assaggio non ho faticato a visualizzare le onde che infrangendosi sulla banchigia arrivano dolcemente fino alla pianta e da essa nel sottosuolo, fino alle radici. Il vino è a dire poco sapido, direi a tratti piacevolmente salato. È questo elemento marino che contraddistigue nettamente anche il sorso, appoggiato da una bella freschezza, da una morbidezza ed una struttura tattile che rendono il sorso profondo, completo e molto gratificante.

Per un palato come il mio che apprezza la mineralità e la sapidità (talvolta anche a costo di perdere un pò l’equilibrio), questo vino della Bodegas Albamar è stato una piacevolissima scoperta, una rivelazione, un viaggio in terre sconosciute.

Con tartare di salmone, avocado e mela golden è stata passione.

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Bezga 2015 – Milič

Bezga 2015 – Milič
Igt Venezia Giulia

Dopo aver incontrato questa bottiglia alcune volte, da solo e in compagnia, avendo osservato le reazioni che ha provocato nei bevitori più disparati e in me stesso, posso dire che si tratta di un vino che emoziona e sorprende.

Da Sagrado di Sgonico nel Carso.
Vitovska e Malvasia in parti uguali. Macerazione per 28 giorni e passaggio in barrique di 2 anni.
Colore giallo intenso, appena opalescente, un orange/non orange che a mio avviso nel panorama locale e tra gli omologhi trova una sua collocazione particolare per la forza espressiva e il controllo di certi elementi che talvolta nei suddetti finiscono un po’ bradi.
Bouquet ampio e penetrante con profumi di nespola, camomilla, zenzero, a lato note tostate e di resina di cipresso.
Proverbiali la vitalità del sorso, la sua profondità e la sua forza di gusto. Questo equilibrio che sembra sempre sul punto di crollare e che invece non crolla e che finisce per donare tensione e divertimento.
Proverbiale anche il rapporto qualità prezzo.

Già ne parlammo qui:
http://www.enonauta.it/2021/04/26/memorie-da-un-aperitivo-ricco/

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