Emblema della Friulitudo del vino in rosso, nasce a Prepotto, patria dello Schioppettino e luogo simbolo del Friuli enoico.
Schioppettino e Refosco dal Peduncolo Rosso, con piccola prevalenza del primo. 13,5°.
Vinificazione tradizionale, fermentazione spontanea delle due varietà insieme con lieviti indigeni, affinamento in legno neutro e poi in vetro.
Vino scuro, riconoscibile, porta dentro una sua profonda identità che traspare di anno in anno nella ovvia diversità dovuta alle caratteristiche dell’annata.
Fragrante, intensi richiami di cassis e di pepe, ma anche chiodo di garofano e fiori di malvone.
Al palato è saldo, sapido e materico. Senso di grande equilibrio e prolungato sviluppo gustativo, con meno tensione acida e più morbidezza, figlia probabilmente dell’annata calda e siccitosa. Affiora anche una sottile vena dolce, più percettiva che propriamente gustativa, che non ricordavo nelle annate precedenti e che sembra inserirsi proprio in questa maggiore maturità del frutto.
An emblem of red-wine Friulitudo, it comes from Prepotto, the homeland of Schioppettino and one of the symbolic places of Friuli wine.
Schioppettino and Refosco dal Peduncolo Rosso, with a slight predominance of the former. 13.5% ABV.
Traditional vinification, with the two varieties fermented together spontaneously using indigenous yeasts, followed by ageing in neutral wood and then in bottle.
A dark, recognisable wine, carrying a deep identity that emerges year after year through the inevitable variations shaped by each vintage.
Fragrant, with intense notes of cassis and pepper, alongside clove and mallow flowers.
On the palate it is firm, savoury and substantial. There is a strong sense of balance and a long, developing finish, with less acidic tension and greater softness, probably a consequence of the hot, dry vintage. A subtle sweet vein also emerges, more perceptual than actually sweet on the palate, something I do not recall finding in previous vintages and which seems to belong precisely to this greater ripeness of fruit.
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.
Prepotto è la casa dello Schioppettino: il luogo dov’è nato e poi rinato quando, a rischio di estinzione definitiva, la volontà di salvare questo antico patrimonio ampelografico locale ha prevalso su mode passeggere e decisioni amministrative che lo avevano escluso dalle varietà coltivabili in regione. Prima che una scelta comunitaria lo riportasse tra i vitigni autorizzati, e prima che la famiglia Nonino istituisse il Premio Nonino Risit d’Aur (dedicato alla valorizzazione della civiltà contadina), lo Schioppettino era già un’identità: un rosso speziato, nervoso, poco incline a farsi addomesticare. Il premio, di fatto, accese un riflettore su chi, a Cialla di Prepotto, aveva avuto l’ostinazione di piantarlo comunque.
Nel 1976 il primo Risit d’Aur venne assegnato proprio ai Ronchi di Cialla “per aver dato razionale impulso” alla coltivazione dello Schioppettino nel suo habitat più vocato; e nel 1978 Veronelli lo raccontò senza mezzi termini, definendo “rivoluzionari” il premio e l’impianto, perché quel vitigno era stato “fuori-legge”. Da lì in avanti la storia cambia passo: la diffusione riparte negli anni Settanta, lo Schioppettino entra nella DOC Colli Orientali del Friuli (1989) e poi nella sottozona Cialla (1995), tornando ufficialmente a casa.
Di questo Schioppettino di Vigna Petrussa serbavo il ricordo di un assaggio convincente a una manifestazione di settore e trovo adesso conferma in questa bottiglia.
Vigna Petrussa ci restituisce dello Schioppettino di Prepotto, nell’annata 2021, un’interpretazione molto raffinata e godibile a cui l’affinamento, 24 mesi in barrique e 6 mesi in bottiglia, ha probabilmente mitigato l’animo rustico. Colore scuro, fitto. Al naso i tratti dominanti sono quelli tipici di pepe e mora accompagnati da sentori di humus e lievi ricordi balsamici. Forza ed espressività congiunte.
Sorso ampio e profondo dove a spiccare è l’equilibrio generale in un quadro di corposa fruttuosità. La misura e la definizione, un senso di generale consonanza rendono l’esperienza di beva gratificante e qualificano il vino come una declinazione dello Schioppettino molto amichevole.
Nota fonti: per i passaggi storici su divieti, reintroduzione, Risit d’Aur e citazione di Veronelli ho fatto riferimento al dossier “Schioppettino – Storia e tradizione” (Ronchi di Cialla).
Schioppettino di Prepotto 2021 – Vigna Petrussa
Prepotto is the home of Schioppettino: the place where it was born—and later reborn when, on the verge of disappearing for good, the determination to safeguard this ancient local ampelographic heritage prevailed over passing fashions and the administrative decisions that had excluded it from the list of authorised grape varieties in the region. This was before a community-led choice brought it back among permitted cultivars, and before the Nonino family established the Premio Nonino Risit d’Aur (dedicated to the valorisation of rural culture), turning a powerful spotlight on those who, in Cialla di Prepotto, had stubbornly kept planting it anyway. Schioppettino was already an identity: a spicy, nervy red, not easily tamed.
In 1976 the first Risit d’Aur was awarded to Ronchi di Cialla “for having given rational impetus” to the cultivation of Schioppettino in its most suitable habitat; and in 1978 Veronelli wrote about it without mincing words, calling both the award and the planting “revolutionary,” because the grape had been “outlawed.” From there on, the story shifts gear: distribution resumes in the 1970s, Schioppettino enters the Colli Orientali del Friuli DOC (1989) and later the Cialla subzone (1995), officially returning home.
I had kept the memory of a convincing tasting of Vigna Petrussa’s Schioppettino at an industry event, and I now find confirmation in this bottle. In the 2021 vintage, Vigna Petrussa offers a very refined and enjoyable interpretation—one that the ageing, 24 months in barrique and 6 months in bottle, has likely made more polished, softening the grape’s rustic edge. Deep, dark, dense colour. On the nose, the dominant traits are the classic notes of pepper and blackberry, joined by hints of humus and faint balsamic echoes: power and expressiveness in tandem.
On the palate it is broad and deep, with overall balance standing out within a framework of full-bodied fruit. Poise and definition—an underlying sense of harmony—make for a gratifying experience and mark this wine as a notably “friendly” expression of Schioppettino.
Sources note: for the historical passages on the ban, re-authorisation, the Risit d’Aur award, and the Veronelli reference, I relied on the dossier “Schioppettino – Storia e tradizione” (Ronchi di Cialla).
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.
resoconto di due serate con i vini dell’azienda di Prepotto – Le Due Terre Sacrissassi – degustazione
Breve premessa per quanto l’azienda non abbia bisogno di presentazioni.
Le Due Terre è una storica azienda di Prepotto, zona Colli Orientali del Friuli, dal 1984 di Silvana Forte e Flavio Basilicata. Azienda che molto ha fatto, e sta facendo, per la salvaguardia e la diffusione dei vitigni autoctoni e dell’ecosistema dove vengono allevati. I presupposti sono quindi quelli dell’agricoltura biologica, anche se sulle bottiglie non se ne fa menzione
Marna (o Ponca come viene chiamata in terra di confine) e Argilla sono le due terre raffigurate in etichetta e che danno il nome anche all’azienda. La marna nella parte collinare, l’argilla nella parte pianeggiante della terra su cui stanno i vigneti de Le Due Terre)
Tra le esperienze enoiche vissute nell’anno appena passato è necessario raccontare le due serate dedicate all’Azienda LE DUE TERRE di Prepotto, nel Friuli, organizzate tra novembre e dicembre. Due serate per approfondire la conoscenza dei vini di una realtà che io considero una azienda di riferimento, un faro per chi naviga nel mare del vino alla ricerca di vini identitari, realizzati da chi ha contribuito a salvare la grande varietà del patrimonio ampelografico italiano, declinati con maestria e personalità. Questo per me è LE DUE TERRE. La maestria nel gestire la complessità del fare vino e l’impegno nella salvaguardia della ricchezza dell’ecosistema che permette al vino di esistere.
Due serate dunque. La prima con una verticale di Sacrisassi Rosso. La seconda invece una serata ibrida con una miniverticale di Sacrisassi Bianco con l’aggiunta del Pinot Nero 2016 e di due Merlot (2015 e 2016).
Serate utili e piacevoli con questi 12 vini nei quali non è stato possibile, fortunatamente, scorgere tratti di ripetizione seriale e che invece presentavano ognuno caratteri di unicità e nei quali si poteva intuire l’impostazione generale dell’azienda, l’effetto dell’andamento climatico annuale, la ricerca dell’espressività, il grande potenziale dei vini de Le Due Terre anche in senso prospettico. Si poteva altresì ri-concludere che l’azienda di Prepotto va assolutamente considerata tra le migliori cantine italiane.
Prima Serata:
Sacrisassi Rosso in verticale 2012-2017 – Le Due Terre Sacrissassi
Sacrisassi è un vino rosso realizzato con uve Refosco e Schioppettino (40 e 60), realizzato artigianalmente, 22 mesi di affinamento in barrique.
– Sacrisassi Rosso 2017 è vigoroso, ruggente, impenetrabile, dalla spiccata florealità, mora e mirtillo, pepe, sorso in via di definizione, molto tattile, rispetto agli altri ha frutto più grasso, pienezza di gusto, ma meno precisione.
– Sacrisassi Rosso 2016 Martino Baldi lo definisce “una grande promessa”. Ed è la giusta definizione per un vino che sembra possedere tutte le caratteristiche di un grande vino, ma da esprimere appieno. In un quadro di piena aderenza alle origini troviamo finezza di tratto, energia sottotraccia, nitore dei profumi, sorso definitissimo e persistente. Già bevuto in passato ci trovo conferme entusiasmanti.
– Sacrisassi Rosso 2015 TAPPO (peccato e imprecazioni). Anche se risalente ad aprile, riporto la nota di una degustazione casalinga dello stesso vino il cui ricordo non può che aumentare il dispiacere per non aver potuto bere questa. (https://www.enonauta.it/2022/04/01/sacrisassi-rosso-2015-le-due-terre/)
– Sacrisassi Rosso 2014 Meno brillantezza e meno energia in un quadro di comunque buona piacevolezza. Più frutto e spezie dolci, meno vigoria e forza espressiva al naso rispetto alle altre annate, lascia soddisfatti per la pienezza del sorso, la qualità dell’aroma di bocca, cede un pò sulla vitalità. L’annata parla.
– Sacrisassi Rosso 2013 Le bottiglie non sono tutte uguali e, anche se hanno speso la loro esistenza nello stesso posto, capita che prendano strade evolutive anche radicalmente differenti. La 2013 mostra un evidente avviamento della parte fruttuosa verso il viale del tramonto. Sentori di frutta in confettura, carruba, caffè, spezie un filo, sorso un po’ smagrito, evanescente, non giudicabile per me che sospetto una prematura ossidazione.
– Sacrisassi Rosso 2012 Risulta la star della serata. Da votazione piena valutato in relazione alla tipologia e alla resa dopo 10 anni dalla vendemmia. Integrità del succo, acidità vibrante, tannino sulla via della risoluzione, sorso gustoso in piena coerenza col naso che è fine e ricco, con sentori di mora matura, pepe nero, viola, rosmarino, cenni di orzo tostato, comunica qualcosa che ha a che fare con l’esattezza, col tempismo felice. Una coda lunga e sapida di frutti scuri.
Seconda Serata:
MiniVerticale di Sacrisassi Bianco più tre Rossi – Le Due Terre Sacrissassi
Mini Verticale di Sacrisassi Bianco (2017, 2016, 2014), due Merlot (2016, 2015) e il Pinot Nero 2016.
Sacrisassi Bianco è ottenuto da uve Friulano e Ribolla (70 e 30), sempre con metodiche artigianali e affinamento in barrique e tonneaux.
– Sacrisassi Bianco 2017 è ricchissimo al naso, di carattere vivace ed estroverso, sentori di salvia, narciso, pesca gialla, vagamente torrefazione, secco e freschissimo, leggerissima volatile, lunghezza impressionante, salivazione a fiumi, ruggente, grintoso, dal profilo olfattivo davvero ricco e possente. È coerentemente molto incalzante e vivo al palato. Sopperisce con l’energia a qualche mancanza in precisione, ma ha messo d’accordo tutti.
– Sacrisassi Bianco 2016 presenta la stessa energia del 2017, ma in un quadro generale di maggiore eleganza e precisione/pulizia, nitore dei profumi. Giallo con tendenza al dorato, naso davvero intrigante con ricordi di sfalcio d’erba medica, nespola, cappero essiccato, dragoncello, appena agrumato. Freschezza pungente dentro una materia stratificata, sorso salino, tonico ed equilibrato, sottilissimo tannino, persistenza.
– Sacrisassi Bianco 2014 Colore più brunito, il naso tradisce un che di ossidativo, smussato, mela tagliata, cedro candito, fieno, miele di castagno, il sorso è smussato, poco dinamico, ha virato verso suggestioni d’invecchiamento.
– Pinot nero 2016 Vino da proiezione in avanti, di spessore, mentolato, lampone, mentolato e speziato, tannino grippante molto bello, acidità larga, avvolgente, non è un pinot nero immaginario, ha anche muscolo e profondità, spazialità, posso immaginarlo tra un paio di lustri, ma sono pure contento di averlo stappato stasera. Ha strappato un plauso a tutti i presenti anche ai più esigenti in materia di “pinot noir”.
– Merlot 2016 Vino caratterizzato da eleganza e persuasività. Colore impenetrabile, è forse il primo Merlot friulano, impressione condivisa con altri presenti, che non ha quell’impronta di Merlot Friulano che ti fa pensare al merlot friulano. E con questo non intendo dire che non apprezzo il merlot friulano, ma solo che questa bottiglia sembra fare gara a parte. Colore rubino scuro, rievoca il frutto scuro, il chiodo di garofano, il tabacco, cenni vegetali aromatici. Freschezza fasciante, vino molto disteso, dal tocco setoso, pieno il gusto, tannini ben lavorati, bel finale tutto di giustezza.
– Merlot 2015 Vino carnoso, ferroso, ematico, c’è chi lo ha apprezzato di più e chi meno, ma certamente si apprezza la sua diversità, la sua unicità. Colore molto scuro, molto frutto, viola, carne cruda tagliata, note quasi ferroso/ematiche, cacao, cassis, sorso decisamente più concentrato del 2016, a tratti viscoso, pieno, succoso, caldo. A tavola potrebbe dare grandi soddisfazioni con piatti anche elaborati di cacciagione.
Serata #1 Sacrisassi Rosso in verticale 2012-2017Serata #1 Sacrisassi Rosso in verticale 2012-2017Sacrisassi Rosso 2012Serata #2 Sacrisassi Bianco in verticale & bonusSerata #2 Sacrisassi Bianco in verticale & bonusSerata #2 Sacrisassi Bianco in verticale & bonusSerata #2 Sacrisassi Bianco in verticale & bonus – Le Due Terre SacrissassiSerata #2 Sacrisassi Bianco in verticale & bonus – Le Due Terre Sacrissassi
Prulke 2019 – Zidarich/Sacrisassi Bianco 2018 – Le Due Terre
Una serata cominciata in enoteca con Prulke di Zidarich e terminata con la bottiglia nel frigorifero di casa di Dario, che guarda caso era un Sacrisassi de Le due Terre. Per una serata nata quasi per caso credo non si potesse fare di meglio.
Prulke 2019 – Zidarich
Venezia Giulia IGT Sauvignon 60%, Vitovska 20%, Malvasia 20 %
Una via di mezzo tra il ramato e l’arancione, appena velato, a suo modo è un vino suadente, affabulatore, sostiene un discorso difficile che non tutti potrebbero comprendere, ma arriva alla sua conclusione con un ben organizzato concerto di percezioni e aromi, equilibrio, persistenza quasi ostinazione, a tratti sembra di masticare una Susina goccia d’oro a piena maturazione, le fragranze spaziano dal floreale delicato, alla pesca bianca e alla susina, ricordi speziati ed erbacei misurati in un quadro cangiante. Il sorso è duraturo, piacevole, la forza dell’aroma di bocca è memorabile, mai sopra le righe, equilibrato, sapido e avvolgente. Preferisco la Vitovska, ma questo è un gran bel vino. Qualcuno sicuramente preferirà questo. Zidarich grande interprete del Carso.
Sacrisassi Bianco 2018 – Le Due Terre
È invece, a mio avviso, la metafora tridimensionale/liquida del temperamento padroneggiato adeguatamente. 22 mesi in barrique Friulano e Ribolla Colore dorato, è secco, frontale, roccioso, sentori di erba medica, nespola, pepe bianco, elicriso, vino profumatissimo e al solito particolare, il sorso è secco, nervoso, intenso, la coda è lunga e sapida con ricordi di frutto disidratato. Un po’ di tempo in bottiglia non potrà che giovargli facendogli trovare una andatura meno contratta, cosa che ho riscontrato in tutte le annate bevute con qualche anno in più di bottiglia.
Due vini che non dimenticano facilmente. Da Prepotto.
Prulke 2019 – Zidarich/Sacrisassi Bianco 2018 – Le Due Terre
An evening that began in the wine shop with Prulke by Zidarich and ended with the bottle in the refrigerator at Dario’s house, which coincidentally was a Sacrisassi from Le due Terre. For an evening born almost by chance, I think it couldn’t have been done better.
Prulke 2019 – Zidarich
Venezia Giulia IGT Sauvignon 60%, Vitovska 20%, Malvasia 20%
A cross between copper and orange, just veiled, in its own way it is a persuasive, story-telling wine, it supports a difficult discussion that not everyone could understand, but reaches its conclusion with a well-organized concert of perceptions and aromas, balance, persistence almost obstinacy, at times it feels like chewing a fully ripe golden drop plum, the fragrances range from delicate florals to white peach and plum, spicy and herbaceous memories measured in an iridescent framework. The sip is long-lasting, pleasant, the strength of the mouthfeel is memorable, never over the top, balanced, savory and enveloping. I prefer Vitovska, but this is a great wine. Some will surely prefer this. Zidarich, great interpreter of the Karst.
Sacrisassi Bianco 2018 – Le Due Terre
Instead, in my opinion, it is the three-dimensional/liquid metaphor of temperament properly mastered. 22 months in barrique Friulano and Ribolla Golden in color, it is dry, frontal, rocky, hints of alfalfa, medlar, white pepper, helichrysum, a very fragrant and usually particular wine, the sip is dry, nervous, intense, the tail is long and tasty with memories of dehydrated fruit. A little time in the bottle can only help it by making it find a less contracted pace, something I have found in all the years drunk with a few more years in the bottle.
Two wines that are not easily forgotten. From Prepotto.
Capita anche di bere, per quanto non sia facile andare aldilà dei soliti noti, un paio di Schioppettino a distanza di pochi giorni, Marco Sara & Lino Casella. 29 km di distanza tra le due cantine. Al netto della differenza di annata, due interpretazioni diverse del più territoriale e tradizionale tra i vitigni a bacca rossa del Friuli.
Schioppettino di Prepotto 2015 – Casella – Colli Orientali del Friuli DOC
Colore rosso scuro, profumi più evoluti di spezie dolci e mora matura, qualche suggestione di caffè tostato che riporta all’affinamento in legno per lo Schioppettino di Casella, con più corpo, densità, equilibrio e morbidezza, tannini addomesticati. Forse in assoluto lo Schioppettino più corposo che abbia mai assaggiato.
Schioppettino 2018 – Marco Sara – Colli Orientali del Friuli DOC
Floreale, vinoso, fresco e vitale lo Schioppettino di Marco Sara. Il colore è purpureo, intenso al naso con sentori floreali, di pepe e lampone. Tannino più intraprendente.
Due vini che riberrei.
Schioppettini a confronto: Marco Sara /Lino Casella
It also happens to drink, although it is not easy to go beyond the usual suspects, a couple of Schioppettinos every few days, Marco Sara & Lino Casella. 29 km distance between the two wineries. Net of the difference in vintage, two different interpretations of the most territorial and traditional of Friuli’s red grape varieties.
Schioppettino di Prepotto 2015 – Casella – Colli Orientali del Friuli DOC
Dark red colour, more evolved aromas of sweet spices and ripe blackberry, some suggestions of roasted coffee that hark back to the aging in wood for the Schioppettino di Casella, with more body, density, balance and softness, tamed tannins. Perhaps by far the fullest Schioppettino I have ever tasted.
Schioppettino 2018 – Marco Sara – Colli Orientali del Friuli DOC
Marco Sara’s Schioppettino is floral, vinous, fresh and vital. The color is purple, intense on the nose with floral, pepper and raspberry scents. More enterprising tannin.
Viene da Prepotto questo Refosco dal Peduncolo Rosso di Ronchi di Cialla. Colli Orientali del Friuli Doc sottozona Cialla.
Acciaio, sosta prolungata sulle fecce fini e ulteriore affinamento in bottiglia.
Se ti resta impresso è per la non consueta congiunzione di due elementi. La compatta semplicità e la definizione.
Il colore è intenso tra il rubino e il purpureo. Al naso offre sentori di more e ribes nero, di spezie, reminiscenze di rabarbaro. Il sorso è pieno, lineare, equilibrato, ricco, con tannino smussato e buon finale coerente.
Buono e buono è il rapporto prezzo/soddisfazione.
Dopo aver tanto sentito parlare di Ronchi di Cialla finalmente stappo una bottiglia di persona e concludo che a breve ne stapperò un’altra.
Refosco Ronchi di Cialla 2017
This Refosco dal Peduncolo Rosso from Ronchi di Cialla comes from Prepotto. Colli Orientali del Friuli Doc sub-area Cialla.
Steel, prolonged rest on the fine lees and further refinement in the bottle.
If it sticks in your mind it’s because of the unusual conjunction of two elements. The compact simplicity and definition.
The color is intense between ruby and purple. On the nose it offers hints of blackberries and blackcurrants, spices, reminiscences of rhubarb. The sip is full, linear, balanced, rich, with smooth tannins and a good, coherent finish.
The price/satisfaction ratio is good and good.
After hearing so much about Ronchi di Cialla I finally uncorked a bottle myself and concluded that I will uncork another soon.