Anisos 2021 - Eugenio Rosi
Bottiglie, Degustazioni

Anisos 2021 – Eugenio Rosi

Anisos 2021 – Eugenio Rosi
Vigneti delle Dolomiti IGT

Eugenio Rosi, lo dico da tempo, è un vignaiolo che alla prova degli assaggi risulta protagonista di una crescita qualitativa costante, sicuramente tra i migliori o comunque nel ristretto novero di quelli che raramente tradiscono le aspettative maturate. Eppure Anisos, tra i suoi vini, era forse quello a cui avevo dedicato meno attenzione. Nel tempo di una bottiglia Anisos, in questa versione 2021, è passato dall’essere un vino di cui conservavo un qualche ricordo all’essere uno dei miei bianchi preferiti.
Ma com’è fatto questo Anisos? Con Nosiola 50%, Pinot Bianco 30%, Chardonnay 20%, macerazione sulle bucce senza filtrazione e 12 mesi in tonneau. Da Volano in Vallagarina.
Non lo definirei un orange wine perché il colore non è affatto “orange”. È bensì un bel giallo pesca brillante. Vastamente fragrante con ricordi di artemisia calpestata, nespola, orzo e altri sentori meno pronunciati di acacia, anice (forse il nome ha influito sul riconoscimento…) e frutta secca.
E poi? Poi lo sorseggi e ti trovi davanti un vino tutto di giustezza, sapido e persistente, senza sbavature di nessun tipo, avvolgente senza essere rotondo ed alcolico, anzi.
Ciò che colpisce è la materia viva e fedele alla propria identità che la macerazione, evidentemente ben realizzata, ha lasciato integra.

Anisos 2021 - Eugenio Rosi  Enonauta/Degustazione di Vino #474 - review - Vernatsch 2022 - Bergmannhof | Una Schiava che fa ottima pubblicità al vitigno
Anisos 2021 – Eugenio Rosi

Anisos 2021 – Eugenio Rosi

Vigneti delle Dolomiti IGT

I’ve been saying it for a while: Eugenio Rosi is a winemaker who, tasting after tasting, continues to show a steady and remarkable qualitative growth—certainly among the best, or at least among that small circle of producers who rarely disappoint expectations.
And yet, Anisos was perhaps the wine of his that I had paid the least attention to. Over the course of a single bottle, this 2021 version went from being a vaguely remembered wine to one of my favorite whites.

So, how is Anisos made? It’s a blend of 50% Nosiola, 30% Pinot Bianco, and 20% Chardonnay, fermented with skin contact, unfiltered, and aged for 12 months in tonneaux.

I wouldn’t call it an orange wine, as its color is far from “orange.” It’s rather a beautiful, bright peach yellow. Broadly fragrant, recalling crushed artemisia, medlar, barley, and subtler notes of acacia, anise (perhaps the name influenced the recognition…), and dried fruit.

And then? Then you sip it and find yourself facing a wine of perfect balance—savory and persistent, free from any excess, enveloping without being round or heavy, quite the opposite.
What stands out is the living, authentic matter of the wine, preserved intact by a maceration that was evidently carried out with great skill.

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Bottiglie, Degustazioni

Vernatsch 2022 – Bergmannhof

Vernatsch 2022 – Bergmannhof 

Bergmannhof – Azienda in Appiano sulla Strada del Vino (Bolzano) – ci propone questa Schiava (Vernatsch) che ci ricorda tutti i motivi per cui si può amare questo tradizionale vitigno Tirolese. Il bel colore rosso brillante e traslucido, profumi di frutti freschi  – fragoline di bosco in primo piano – e spezie dolci, di fiori di malva, con un piacevole ricordo di agrumi misti. La tonica snellezza del sorso, la precisione e l’equilibrio, la moderata alcolicità, un senso di generale efficienza, un finale appena amaricante con una punta di dolcezza dovuta forse all’annata calda. 

Macerazione e susseguente affinamento in botte di quercia.

Vernatsch 2022 – Bergmannhof

Bergmannhof, based in Appiano sulla Strada del Vino (Bolzano), offers a Vernatsch (Schiava) that reminds us why this traditional Tyrolean grape can be so lovable.

Its bright, translucent ruby-red hue anticipates a lively bouquet of fresh forest strawberries, sweet spices, mallow blossom and a pleasant touch of mixed citrus zest.

On the palate it shows a slender, tonic frame, precise and well-balanced, with moderate alcohol and an overall sense of composure and efficiency. The finish is slightly bitter-edged, enlivened by a faint sweet hint, perhaps a reflection of the warm 2022 vintage.

The wine is made with skin-contact fermentation followed by aging, both, in oak casks.

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Chianti Montespertoli Riserva 2019 – Fattorie Parri

Chianti Montespertoli Riserva 2019 – Tenuta Corfecciano Urbana – Fattorie Parri

Nella vivace scena vitivinicola di Montespertoli si distinguono diversi produttori che meritano attenzione per la qualità delle loro proposte e per la volontà di raccontare e valorizzare il territorio. Tra questi, un posto di rilievo spetta senz’altro a Fattorie Parri. Famiglia dedita alla viticoltura da cinque generazioni, da quando mi occupo di vino il loro nome è sempre riecheggiato nei discorsi su Montespertoli, capace com’è di portare nel presente una tradizione ben consolidata.

Il Chianti Montespertoli Riserva 2019 nasce da Sangiovese sottoposto a lunga macerazione, seguito da un invecchiamento in botti da 30 hl e successivo affinamento in bottiglia.

Il risultato è un vino misurato, mai didascalico né pesante. Di un rubino vivo e luminoso, regala profumi di ciliegia e ribes fresco, accompagnati da un intreccio di lavanda e menta, ricordi di viole e un leggero cenno ematico. Nonostante i sei anni e il passaggio in botte, mantiene un carattere schietto e diretto, che parla di gioventù e disinvoltura.

In bocca è lineare e freschissimo, di media concentrazione, con una beva invitante e un gusto incisivo sostenuto da tannini nobili. Un vino semplice – e qui la semplicità è una virtù – nitidamente delineato e proposto a un prezzo che sa di altri tempi.

Enonauta/Degustazione di Vino #473 - review - Chianti Montespertoli Riserva 2019 - Fattorie Parri | viticoltura da cinque generazioni
Enonauta/Degustazione di Vino #473 - review - Chianti Montespertoli Riserva 2019 - Fattorie Parri | viticoltura da cinque generazioni

Chianti Montespertoli Riserva 2019 “Tenuta Corfecciano Urbana” – Fattorie Parri

In the lively wine scene of Montespertoli, several producers stand out for the quality of their wines and their commitment to telling and enhancing the story of the territory. Among them, Fattorie Parri certainly deserves mention. A family devoted to viticulture for five generations, their name has always resonated in conversations about Montespertoli, embodying the ability to carry a well-rooted tradition into the present.

The Chianti Montespertoli Riserva 2019 is made from Sangiovese with a long maceration, followed by aging in 30-hl oak casks and further refinement in bottle.

The result is a measured wine: neither didactic nor heavy. Bright ruby in color, it offers fragrances of fresh cherries and redcurrants, intertwined with lavender and mint, violet notes and a subtle sanguine hint. Despite six years of age and time spent in wood, it retains a frank and straightforward character, speaking of youth and ease.

On the palate it is linear and vibrant, with medium concentration, an inviting drinkability, and incisive flavor supported by noble tannins. A simple wine—in the best sense of the word—clearly defined and offered at a price reminiscent of times gone by.

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Ageno 2020 – La Stoppa | Una Supermalvasia con Handicap

Ageno 2020 – La Stoppa
Una Supermalvasia con Handicap

Un vino che non avrebbe bisogno di presentazioni, essendo probabilmente il simbolo stesso del movimento del vino naturale italiano. Si tratta di Malvasia di Candia con fermentazione spontanea, quattro mesi di macerazione sulle bucce in acciaio e successivo affinamento in legno.

Perché definirla una Supermalvasia con Handicap?
Perché è un vino espressivo e profumato, ricco, complesso e saporito, che però mostra un impatto tattile non trascurabile (eufemismo) dovuto a una volatile graffiante/raschiante in gola. Un carattere che può intimorire e perfino dissuadere.

Lo valuto ovviamente nel suo ambito di riferimento – quello del vino naturale – che si può considerare più o meno interessante e condivisibile nei suoi presupposti, ma che nel momento dell’assaggio non può essere ignorato. In condizioni normali, infatti, verrebbe considerato un vino difettato.

Nulla a che vedere, comunque, con certi assaggi del passato che mi avevano lasciato perplesso (altro eufemismo). Ageno 2020 appare molto più centrato. Il colore è ambrato, opalescente. L’aspetto olfattivo merita davvero il termine “caleidoscopico”: menta, albicocca disidratata, passiflora, resine, spezie.

In bocca è strutturato, intenso, con persistenza insistita e un finale variopinto, così caleidoscopico quanto il bouquet.

Si dice che abbia bisogno di tempo, ma questo vale per tutti i vini. Io gli ho concesso tre giorni e la cornice dei Monti Sibillini. Ha funzionato? Sì. Peccato solo per quel raschiore in gola.

Ageno 2020 – La Stoppa

Enonauta/Degustazione di Vino #472 - review - Ageno 2020 – La Stoppa | Una Supermalvasia con Handicap
Enonauta/Degustazione di Vino #472 - review - Ageno 2020 – La Stoppa | Una Supermalvasia con Handicap

Ageno 2020 – La Stoppa
A Super-Malvasia with a Handicap

A wine that hardly needs any introduction, as it is arguably the symbolic reference point for the entire Italian natural wine movement. Made from Malvasia di Candia, it undergoes spontaneous fermentation, four months of skin maceration in steel, and a final passage in wood.

Why call it a Super-Malvasia with a Handicap?
Because it is expressive and fragrant, rich, complex and flavorful, yet with a not insignificant (to say the least) tactile impact: a scratching, rasping sensation in the throat caused by volatile acidity. A feature that may intimidate and even discourage some drinkers.

I naturally evaluate this wine within its own frame of reference – natural wine – which one may find more or less compelling in its premises, but which, when it comes to tasting, cannot be overlooked. Under normal circumstances, this would be considered a faulty wine.

That said, it has little in common with some past tastings that left me puzzled (again, understatement). Ageno 2020 is a far more focused wine. Its color is amber, slightly cloudy. On the nose, the word kaleidoscopic can be used without fear of exaggeration: mint, dried apricot, passionflower, various resins, spices.

On the palate, it is structured and intense, with lingering persistence and a colorful finale, as kaleidoscopic as the bouquet itself.

It is often said that this wine needs time, but then again, all wines do. I gave it three days and the scenery of the Sibillini Mountains. Did it work? Yes—though that rasping sensation in the throat remains a pity.

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Degustazioni, Eventi

Autoctoni con L’Enonauta – la Schiava – un resoconto

Resoconto del terzo appuntamento con i vitigni Autoctoni Italiani

Magazzino 19, Pistoia


10 settembre 2025 – in collaborazione con happywine.it

Una serata intensa e conviviale, animata da curiosità e voglia di confronto. Abbiamo stappato bottiglie, condiviso sensazioni e lavorato insieme per mettere in discussione qualche pregiudizio.

La protagonista è stata la Schiava e le sue diverse espressioni territoriali. Fin dal primo assaggio si è imposta l’elevata qualità dei campioni presentati: nessuna sbavatura, nessun difetto, a testimonianza – se mai ce ne fosse bisogno – della vocazione autentica di territori come Santa Maddalena e Lago di Caldaro alla coltivazione di questo vitigno. Una tipologia che troppo spesso viene liquidata come “vino semplice da tavola”, ma che sa invece regalare episodi sorprendenti, come la serata ha confermato con chiarezza.

La selezione delle etichette ha privilegiato aziende medio-piccole, spesso con vini provenienti da singoli appezzamenti, per dare spazio all’espressione autentica e alla fedeltà territoriale.

Il percorso di degustazione ha seguito una progressione di finezza: si è aperto con la solida, sapida e vigorosa immediatezza dei due St. Magdalener, per passare poi a un’espressione più definita ed equilibrata, fino a chiudere con il Peterleiten e l’Upupa Rot – il primo completo, preciso e gustoso, il secondo raffinato, quasi metafisico.

Vini degustati:

1. St. Magdalener 2023 – Larcherhof

2. St. Magdalener 2023 – Thurnhof

3. Kalterersee Plantaditsch 2023 – Klosterhof

4. Edelvernatsch “Vigna Haselhof” 2023 – Josef Brigl

5. Kalterersee Classico “Peterleiten” 2021 – Peter Sölva

6. Upupa Rot 2023 – Weingut Abraham

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Report on the third evening of Autoctoni Italiani – Magazzino 19, Pistoia
10 September 2025 – in collaboration with happywine.it

An engaging and convivial evening, driven by curiosity and the pleasure of sharing. Bottles were opened, impressions exchanged, and prejudices gently dismantled through collective participation.

The spotlight was on wines from Alto Adige, with a focus on Schiava and its diverse territorial expressions. From the very first sip, the high quality of the selected wines was clear: no flaws, no missteps—simply a confirmation, if ever needed, of the genuine vocation of areas such as Santa Maddalena and Lago di Caldaro for cultivating this grape variety. Too often dismissed as a simple table wine, Schiava revealed instead its surprising nuances, as this tasting so vividly demonstrated.

The choice of labels reflected a desire to highlight small and medium-sized estates, often working with single-vineyard plots, in order to emphasize authenticity and territorial expression.

The tasting unfolded as a journey of finesse: beginning with the solid, sapid, vigorous simplicity of the two opening St. Magdalener wines, moving towards a more defined and balanced expression, and culminating with Peterleiten and Upupa Rot—the former complete, precise, and flavorful; the latter refined, almost metaphysical.

Wines tasted:

1. St. Magdalener 2023 – Larcherhof

2. St. Magdalener 2023 – Thurnhof

3. Kalterersee Plantaditsch 2023 – Klosterhof

4. Edelvernatsch “Vigna Haselhof” 2023 – Josef Brigl

5. Kalterersee Classico “Peterleiten” 2021 – Peter Sölva

6. Upupa Rot 2023 – Weingut Abraham

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Palai 2023 – Pojer & Sandri

Palai 2023 – Pojer & Sandri

Trattasi di Muller Thurgau da vigneti in Faedo tra i 500 e i 700 metri slm.

Vino dal colore chiarissimo, diafano, fragrante con reminiscenze di susina gialla giovane, limone spremuto, bosso e molto, molto vegetale, molto prato di montagna…

Sorso dritto, acidità scintillante, ben secco, di volume ed alcool moderati che facilitano la beva. Fa buona figura, seppur non essendo un vino molto articolato, e anche a tavola riscuote buon successo insieme al Cous Cous con gamberi e verdure.

Enonauta/Degustazione di Vino #470 - review - Palai 2023 – Pojer & Sandri | Muller Thurgau pieno di energia
Enonauta/Degustazione di Vino #470 - review - Palai 2023 – Pojer & Sandri | Muller Thurgau pieno di energia

Palai 2023 – Pojer & Sandri

From the steep vineyards of Faedo, planted high between 500 and 700 meters, comes this Müller-Thurgau that feels like a breath of mountain air.

In the glass it’s almost transparent, a fleeting shimmer rather than a color. The nose is all freshness: young yellow plum, a squeeze of lemon, a hint of boxwood, and above all that wild, grassy scent you catch when walking through a mountain meadow in early summer.

The sip is straight and sharp, with a sparkling acidity that keeps everything vivid and alive. Bone-dry, moderate in weight and alcohol, it slips down easily and invites another glass. Not a wine built for endless layers of complexity, but one that shines in its honesty and verve. And at the table, it wins: couscous with shrimp and vegetables makes for a joyful, effortless match.

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Barbera Langhe 2022 – Altare

Barbera Langhe 2022 – Nicholas Altare

“Ma che bella (e buona) Barberina…” potrebbe pensare chi stappasse questa bottiglia di Nicholas Altare da Dogliani. Per la sua disposizione a un consumo disinvolto, mezzo bicchiere in più invece che in neno, e certamente in accezione positiva, in un contesto storico denso di interpretazioni certamente più voluminose, per non dire ridondanti, del popolare vitigno e come si direbbe per sottolineare la sua figura snella, tonica e ben fatta. Conferma della vocazione del vignaiolo Nicholas Altare per la creazione di vini salubri, equilibrati e bevibili.

La zona di produzione è Dogliani. Fermentazione in acciaio, 4 mesi in legno e altri 4 in cemento.

Brillante e fitto il colore, molto fragrante con ricordi floreali come di fiore di Malva o Malvone e di prugne mature ancora toste, qualche cenno di spezie ed erbe aromatiche. 

In bocca è piacevole e preciso. Spiccata l’acidità ben distribuita, l’alcool è misurato e convincente sapidità con lungo riverbero di frutti scuri.

Enonauta/Degustazione di Vino #470 - review - Barbera Langhe 2022 - Nicholas Altare | Barberina snella, tonica e ben fatta

Barbera d’Alba 2022 – Nicholas Altare

“What a lovely (and tasty) little Barbera…” one might think when opening this bottle from Nicholas Altare in Dogliani. Thanks to its easy-going, unpretentious character—half a glass more rather than less, and always in a positive sense—it stands out in a historical context rich with fuller, sometimes even redundant, interpretations of this popular grape. Here instead, one finds a wine that is slender, toned, and well-proportioned. A confirmation of Nicholas Altare’s vocation for producing wines that are wholesome, balanced, and effortlessly drinkable.

The production area is Dogliani. Fermentation in stainless steel, followed by 4 months in wood and another 4 months in concrete.

The color is bright and dense, with a very fragrant nose recalling floral notes reminiscent of mallow blossoms and malvone, alongside ripe yet firm plums, with subtle hints of spice and aromatic herbs.
On the palate, it is precise and pleasing. Marked acidity is well-distributed, alcohol is measured, and there is a convincing sapid edge with a long echo of dark fruits.

Enonauta/Degustazione di Vino #470 - review - Barbera Langhe 2022 - Nicholas Altare | Barberina snella, tonica e ben fatta

Barbera Langhe Nicholas Altare

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Soave Classico Calvarino 2023 – Pieropan

Soave Classico Calvarino 2023 – Pieropan

Dall’omonimo vigneto. 70% Garganega e 30% Trebbiano, raccolta selezionata in base alla maturazione, vinificazione sosta sulle fecce in cemento Tulip e affinamento in bottiglia. Vino simbolo dell’azienda Pieropan, a ragione aggiungerei, e quel poco di prezzo in più rispetto a una media ipotetica per la tipologia e la zona è ampiamente legittimato dalla qualità espressa e dalla soddisfazione. 

Bevuto con grande piacere per accompagnare una cena all’Osteria1935 di Giuncarico (GR) che meriterebbe un paio di considerazioni anch’essa.

Il Colore è brillantissimo, non esplosivo al naso (forse la temperatura), ma continuo, finissimo e netto. Ricordi di cedro e pesca in primo piano, poi il quadro si allarga con altri sentori di Enotera, note gessose e d’erbe aromatiche tritate.

Acidità e sapidità sono il traino di questo Calvarino. Intensità di gusto e acidità diffusa, una piacevole sensazione di avvolgenza e di tenuta in un contesto di bevibilità radicale visto il tenore alcolico contenuto. Ottimo il finale che rievoca le drupe mature e di nuovo il cedro.

Un Grande Bianco Italiano in tutti i sensi.

Tecnico ed espressivo.

Enonauta/Degustazione di Vino #468 - review - Soave Classico Calvarino 2023 - Pieropan | Un Grande Bianco Italiano in tutti i sensi

Soave Classico Calvarino 2023 – Pieropan | wine review

From the vineyard of the same name. 70% Garganega and 30% Trebbiano, selected based on ripeness, vinified on the lees in Tulip cement tanks, and aged in bottle.

This is the flagship wine of the Pieropan winery, rightly so, and the slightly higher price than a hypothetical average for the type and area is fully justified by the quality and satisfaction it generates.

I enjoyed it with great pleasure to accompany a dinner at Osteria 1935 in Giuncarico (GR), which also deserves a couple of comments.

The color is brilliant, not explosive on the nose (perhaps the temperature), but continuous, very fine, and clean. Hints of cedar and peach come first, then the picture broadens with other hints of evening primrose, chalky notes, and crushed aromatic herbs.

Acidicity and savory characterize this Calvarino. Intense flavor and pervasive acidity, a pleasant sensation of enveloping and lasting power, yet with a radically drinkable character given the low alcohol content. The finish is excellent, evoking ripe drupes and, once again, cedar.

A great Italian white wine in every sense of the word.

Technical and expressive.

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Gite in Cantina, Produttori

In memoria del Cavalier Lorenzo Accomasso

In memoria di Lorenzo Accomasso

Breve scritto in memoria di Lorenzo Accomasso, detto Cavaliere prima e Commendatore poi, uomo plurale, dal racconto progressivo e vignaiolo di grandissimo respiro.

Ho avuto la fortuna di conoscerlo e sono certo che senza quella prima irripetibile visita del novembre 2016 – che molti ci pronosticavano impossibile – forse anche L’Enonauta, allora ancora solo un’idea, avrebbe avuto un destino diverso.

A quell’incontro ne seguirono altri, sempre accompagnati dai ricordi e dagli aneddoti che il Signor Lorenzo elargiva con generosa naturalezza. Un uomo sapientemente e consapevolmente controcorrente.

Dal Cavaliere non si bevevano solo degli ottimi vini. Si ascoltavano la storie di un territorio, della sua gente, del fare, dei successi e delle difficoltà di un tempo non così lontano. La mia conoscenza di Lorenzo Accomasso è legata a quello spazio al pianterreno della sua casa nella frazione Annunziata in La Morra ed è quindi legata ai suoi vini e ai suoi aneddoti. Tra i tanti quelli che più nitidamente, a mio avviso, tradivano una natura anticonformista ed ironica, l’orgoglioso racconto di una quercia in mezzo a un vigneto: “toglila che fa danno!”, dicevano in molti, invitandolo a sradicarla. Ma il Cavaliere preferiva lasciarla prosperare, alta quasi quanto il campanile della chiesa. Oppure il racconto dei due americani in cerca di Barolo moderno allora che negli anni 80, come sosteneva, non era facile per un Classicista come lui vendere il Barolo e che indirizzò ugualmente verso la curva più avanti in direzione del paese dove ne avrebbero trovati “due molto bravi”. 

E in ultimo parliamo del suo vino, come in effetti il Cavaliere stesso faceva lasciandogli un posto alla fine di lunghe digressioni su automobili, sale da ballo, il calcio, incredule considerazioni sul prezzo di un ettaro di vigneto, i funerali di Bartolo Mascarello, la fondazione della Cantina Comunale di La Morra, la non invidiabile  condizione di contadino in un tempo in cui i vignaioli non erano avvolti da un’aura di fascino come ai giorni d’oggi. I suoi erano vini d’autore: rigorosi, vigorosi, capaci – come sa chi ha avuto la fortuna di aprirli più volte – di bilanciare annate meno riuscite con bottiglie di memorabile intensità, di quelle che non vorresti mai finire e con pochi pari nel panorama del vino contemporaneo.

Non parlo solo dei suoi Baroli, ma anche del Barbera (maschile, come lui ci teneva a sottolineare) che definiva “il vino della felicità”, e del suo Dolcetto, tornato in etichetta nel 2017 “proprio perché annata difficile”, e di cui ci ha lasciato interpretazioni magistrali.

Mi chiedo come sarebbe stato quel vino ipotetico che una  volta dichiarò di voler fare affermando, con autoironia, dopo averne criticato l’uso per tutta l’ora precedente, di voler “quasi quasi comprare una barrique prima di morire per fare una prova”.

Il vino italiano perde uno dei suoi grandi protagonisti, ma non potrà certo dimenticare le sue oltre 70 vendemmie, i suoi Baroli austeri e radicalmente tradizionali.

I virgolettati sono citazioni letterali estratte da racconti di Lorenzo Accomasso.

In Memory of Lorenzo Accomasso

Lorenzo Accomasso—first Cavaliere, later Commendatore—was a man of rare breadth: plural in his experiences, progressive in his storytelling, and a winemaker whose vision reached far beyond the boundaries of his vineyards.

I count myself fortunate to have met him. Without that first, unrepeatable visit in November 2016—a meeting many told us would never happen—even L’Enonauta, then still only an idea, might have taken an entirely different path.

That day was followed by others, each marked by memories and anecdotes that Signor Lorenzo dispensed with unforced generosity. He was a man who moved knowingly and deliberately against the tide. At the Cavaliere’s, one did not merely drink excellent wines; one absorbed the stories of a land, of its people, of its work and triumphs, and of the hardships of a past not so distant. My own memories of him are inseparable from that modest ground-floor room of his home in Annunziata, La Morra—inseparable from his wines and his tales.

Among those tales, a few stand out as pure expressions of his nonconformist and ironic spirit. There was the oak tree standing in the middle of a vineyard: “Take it out—it’s doing harm!” many advised. He left it to grow, almost as tall as the church bell tower. And there was the story of two Americans, in search of modern Barolo in the 1980s, when—as he often said—it was no easy task for a Classicist to sell his wine. Still, he cheerfully directed them to the next bend toward the village, where “two very good ones” could be found.

And then, inevitably, the conversation would return to his wines—though only after long and digressive detours through cars, dance halls, football, astonishment at the price of a hectare of vineyard, the funeral of Bartolo Mascarello, the founding of the La Morra Cantina Comunale, and the decidedly unglamorous lot of the farmer in days when winegrowers were not surrounded by the aura they enjoy today. His were vini d’autore: rigorous, vigorous, and—those fortunate enough to open them more than once will know—capable of redeeming lesser vintages with bottles of such memorable intensity you wished they would never end. In the contemporary wine landscape, they had few equals.

Not only his Barolos deserve mention. There was his Barbera—masculine, as he always insisted—his “wine of happiness”. And his Dolcetto, brought back to the label in 2017 “precisely because it was a difficult vintage”, in masterful interpretations. I still wonder about the wine that never was—the one he once threatened to make, with self-mocking mischief, after an hour spent criticising its very style: “I’m almost tempted to buy a barrique before I die, just to try it.”

Italian wine has lost one of its great characters. But it will not forget his more than seventy harvests, nor his Barolos—uncompromising, austere, and radically traditional.

All quotations are taken verbatim from the words of Lorenzo Accomasso.

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Dogliani Superiore Pianezzo Vigne Sorì San Martino 2021 – Boschis Francesco

Dogliani Superiore Pianezzo – Vigne Sorì San Martino 2021 – Boschis Francesco 

Dell’azienda Boschis di Dogliani che lo produce ho già parlato più diffusamente e a quel contributo rimando.

Da tre vigne ripidissime a sud est di Dogliani nella sottozona Pianezzo, un anno in acciaio e un anno in bottiglia.

Si tratta di un vino tecnicamente perfetto e stilisticamente impeccabile che esprime appieno le caratteristiche di un ottimo Dolcetto. Radicalmente secco, sconsigliato agli amanti del residuo zuccherino, di colore scuro tra il rubino e il porpora e con reminiscenze di rose, cassis, una finissima speziatura e qualche nota ematica e balsamica.

Il sorso è deciso e preciso, dai contorni definiti. Non lo definirei un vino muscolare, ma esprime grande forza di gusto, saldezza. Acidità misurata, tannini robusti e maturi, in piena coerenza ritorna il frutto scuro per un bel finale avvincente 

A parlarmi della grande serietà e dell’artigianalità del lavoro della famiglia Boschis è il confronto possibile con lo stesso vino nell’annata 2022 degustato in giugno e che all’assaggio risultava ben più corposo e concentrato a testimoniare l’unicità dei loro prodotti.

Una domanda a fine bottiglia: 

Come si danno, sempre che si diano, i punteggi ai vini? 

Cercando di compilare una graduatoria ideale di qualità assoluta valutando caratteristiche esprimibili universalmente?

O in relazione alla tipologia valutando quanto in un vino si è stati capaci di esprimere appieno le potenzialità di un vitigno?

Io propendo per la seconda ipotesi e in questa ottica, a mio avviso, il Dogliani 2021 Vigne San Martino dell’azienda Boschis merita il massimo dei voti.

Enonauta/Degustazione di Vino #467 - review - Dogliani Sup. Pianezzo V. S. San Martino 2021 - F. Boschis | Grande espressione del Dolcetto
Enonauta/Degustazione di Vino #467 - review - Dogliani Sup. Pianezzo V. S. San Martino 2021 - F. Boschis | Grande espressione del Dolcetto

Dogliani Superiore Pianezzo – Vigne Sorì San Martino 2021 – Boschis Francesco

I’ve already written extensively about the Boschis winery in Dogliani that produces this wine, and I’ll refer you to that piece (contributo) for more detail.

This wine comes from three extremely steep, southeast-facing vineyards in the Pianezzo subzone of Dogliani, and it spends one year in steel tanks and another in the bottle.

This is a technically perfect and stylistically impeccable wine that fully expresses the characteristics of an excellent Dolcetto. It’s radically dry and not recommended for anyone who likes a hint of residual sugar. It has a dark color between ruby and purple, with hints of roses, cassis, very fine spices, and some iron and balsamic notes.

The sip is decisive and precise, with well-defined contours. I wouldn’t call it a muscular wine, but it expresses great gustatory strength and firmness. The acidity is measured, the tannins are robust and mature, and the dark fruit returns coherently for a beautiful and engaging finish.

The serious and artisanal work of the Boschis family is highlighted by the comparison with the same wine from the 2022 vintage, which I tasted in June. That one was much more full-bodied and concentrated, testifying to the uniqueness of their products.

A question at the end of the bottle:

How are wine scores given, if they are given at all?

Is it by trying to create an ideal ranking of absolute quality by evaluating universally expressible characteristics?

Or is it in relation to the wine’s type, evaluating how well it was able to fully express the potential of a specific grape variety?

I lean towards the second hypothesis, and from that perspective, in my opinion, the Dogliani 2021 Vigne San Martino from the Boschis winery deserves a perfect score.

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