Bottiglie, Degustazioni

Chianti Classico Riserva 2016 “vigna seretina” – Monterotondo

Chianti Classico Riserva 2016 “Vigna Seretina” – Monterotondo – Gaiole in Chianti

I vini di Natale 2021 #2

Le vigne dell’azienda Monterotondo sono posizionate oltre i 500mt di altitudine sui rilievi a nordest di Gaiole dai quali già si scorge il Valdarno (leggi qui).
Territorio, Annata e la mano di Saverio Basagni di concerto ci consegnano un grande Chianti Classico Riserva.
Sangiovese con saldo di Malvasia Nera (combo spesso vincente). Vinificazione in legno e a seguire 36 di invecchiamento in legno di varia misura.
Colore rubino vivissimo. A dominare è il frutto, lampone e ribes rosso, ad arricchire il quadro olfattivo note floreali, di carruba ed arancia, erbe aromatiche.
Ha ossatura solida, intensità e qualità di gusto non comune, acidità distribuita e tannino raffinato, sorso stratificato e pieno di frutto vivo, con bel finale dove il frutto ritorna ancora.
Il tutto declinato con una eleganza e una disinvoltura non comune.
Un vino per cui intravedo anche un bellissimo futuro oltre a questo fantastico presente.

Enonauta/Degustazione di Vino #179 - Chianti Classico Riserva 2016 "Vigna Seretina" - Monterotondo | Territorio, Annata e la mano di Saverio Basagni
Enonauta/Degustazione di Vino #179 - Chianti Classico Riserva 2016 "Vigna Seretina" - Monterotondo | Territorio, Annata e la mano di Saverio Basagni

Chianti Classico Riserva 2016 “Vigna Seretina” – Monterotondo – Gaiole in Chianti

Christmas wines 2021 #2

The vineyards of the Monterotondo company are located above 500 meters above sea level on the hills north-east of Gaiole from which you can already see Valdarno (read here).
Territory, Vintage and the hand of Saverio Basagni in concert deliver us a great Chianti Classico Riserva.
Sangiovese with a balance of Malvasia Nera (often a winning combo). Vinification in wood followed by 36 years of aging in wood of various sizes.
Very bright ruby ​​colour. The fruit dominates, raspberry and red currant, while floral notes of carob and orange and aromatic herbs enrich the olfactory picture.
It has solid structure, uncommon intensity and quality of flavour, distributed acidity and refined tannin, a layered sip full of live fruit, with a beautiful finish where the fruit returns again.
All expressed with uncommon elegance and ease.
A wine for which I also see a beautiful future in addition to this fantastic present.

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Bottiglie, Degustazioni

Nipozzano 2018 – Frescobaldi

Nipozzano 2018 – Frescobaldi

Chianti Rufina Riserva DOCG

Un vino, il Nipozzano di Frescobaldi, che in Toscana fa parte dell’educazione al gusto di molti, vuoi per il rapporto qualità prezzo, vuoi per la diffusione capillare, e che ribevo volentieri dopo alcuni anni spinto dalla promozione di un supermercato. Lo ritrovo esattamente come l’ultima volta. Sorprendentemente buono in relazione al costo (in questo caso decisamente basso).
Se uno si aspetta l’espressività assoluta magari non la trova. Però ci può trovare solidità, grande piacevolezza di beva, precisione, fedeltà. Che non è poco. Che anzi è assai.
Sangiovese con saldo di vitigni complementari. Malvasia nera sicuramente, merlot e cabernet sauvignon forse. Vinificazione in acciaio e poi Barrique.
Il colore è rubino scuro, ha sentori di prugna e viola, di arancia matura e marasca, misurate note di tostatura e di incenso, ematiche, di foglia bagnata.
Il sorso è caldo e pieno in ingresso, ha buon volume e centrobocca gratificante, l’acidità è avvolgente, tannini ben rifiniti che lasciano spazio a un bel finale fedele sul frutto maturo. Persistente.

L’essere più venduto, sicuramente molto venduto, al supermercato che in enoteca lo penalizza un po’ tra gli appassionati snob, ma il pregiudizio nuoce talvolta più a chi ne è portatore che a chi ne è oggetto.

Enonauta/Degustazione di Vino #176 - Nipozzano 2018 - Frescobaldiè | ci puoi trovare solidità, grande piacevolezza di beva, precisione, fedeltà.
Enonauta/Degustazione di Vino #176 - Nipozzano 2018 - Frescobaldiè | ci puoi trovare solidità, grande piacevolezza di beva, precisione, fedeltà.
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Nipozzano 2018 – Frescobaldi

Chianti Rufina Riserva DOCG

A wine, Frescobaldi’s Nipozzano, which in Tuscany is part of the taste education of many, both for its quality-price ratio and for its widespread distribution, and which I gladly drink after a few years driven by the promotion of a supermarket. I find it exactly like the last time. Surprisingly good in relation to the cost (in this case decidedly low).
If you expect absolute expressiveness, maybe you won’t find it. But you can find solidity, great drinking pleasure, precision, fidelity. Which is no small thing. Which is actually a lot.
Sangiovese with a balance of complementary vines. Malvasia nera definitely, merlot and cabernet sauvignon perhaps. Vinification in steel and then Barrique.
The color is dark ruby, it has hints of plum and violet, ripe orange and morello cherry, measured notes of toasting and incense, blood and wet leaves.
The sip is warm and full on entry, has good volume and a rewarding mid-mouth, the acidity is enveloping, well-refined tannins that leave room for a nice, faithful finish on the ripe fruit. Persistent.

Being more sold, certainly much sold, in the supermarket than in the wine shop penalizes it a bit among snobbish enthusiasts, but prejudice sometimes harms those who bear it more than those who are the object of it.

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Bottiglie, Degustazioni

Chianti Classico 2018 – Podere Pruneto

Chianti Classico 2018 – Podere Pruneto Volpaia – Radda in Chianti

Ecco un vino che ho trovato entusiasmante. Per il fatto di essere un Sangiovese di carattere, per il fatto di essere un vino in cui con pochi tratti precisi, semplici, ben delineati, si compone un quadro complessivo di piacevolezza, definizione, tipicità. Si tratta del Chianti Classico, davvero classico, 2018 di Podere Pruneto da Volpaia (Radda in Chianti). Sangiovese, non c’è più la piccola percentuale di Merlot che andava a completare questo vino nel recente passato, coltivato in uno dei più vocati tra i luoghi vocati alla coltivazione del Sangiovese. Vinificato in cemento e poi invecchiato in botte grande, declinato in essenzialità, come ebbi brevemente occasione di raccontare qui, ma anche un vino ricco di profumi e dotato di intensità di gusto. Il colore è chiaro e splendente, il profilo olfattivo è tra i più fedeli, ricchi ed espressivi tra gli omologhi assaggiati nell’ultimo anno. C’è una marasca persuasiva, il ribes rosso, la viola, l’arancia sanguinella, ricordi di lavanda e altre erbe/radici, un tenue tratto ematico. Il sorso è animato da freschezza diffusa, di corpo asciutto, c’è molta energia e la bocca si riempie di frutto gentile e giustamente maturo, il tannino è rinfrescante, finale ancora sul frutto e di apprezzabile lunghezza.

Da non trascurare il prezzo e la bellezza dell’etichetta che, pur non aggiungendo e togliendo niente alla qualità del vino, io trovo unica e con la particolarità di aver anticipato l’introduzione delle UGA ponendo in evidenza la parola RADDA.

Enonauta/Degustazione di Vino #165 - Chianti Classico 2018 - Podere Pruneto |  Sangiovese di Carattere da Volpaia/Radda in Chianti
Chianti Classico / Podere Pruneto
Enonauta/Degustazione di Vino #165 - Chianti Classico 2018 - Podere Pruneto |  Sangiovese di Carattere da Volpaia/Radda in Chianti
Enonauta/Degustazione di Vino #165 - Chianti Classico 2018 - Podere Pruneto |  Sangiovese di Carattere da Volpaia/Radda in Chianti
Enonauta/Degustazione di Vino #165 - La Famiglia Lanza
La Famiglia Lanza di Podere Pruneto
Podere Pruneto / Radda in Chianti
Podere Pruneto / Radda in Chianti

Chianti Classico 2018 – Podere Pruneto Volpaia – Radda in Chianti

Here is a wine that I found exciting. For the fact of being a Sangiovese with character, for the fact of being a wine in which with a few precise, simple, well-defined traits, an overall picture of pleasantness, definition and typicality is composed. This is the truly classic Chianti Classico 2018 from Podere Pruneto da Volpaia (Radda in Chianti). Sangiovese, there is no longer the small percentage of Merlot that completed this wine in the recent past, grown in one of the most suitable places for the cultivation of Sangiovese. Vinified in concrete and then aged in large barrels, expressed in essentiality, as I briefly had the opportunity to tell here, but also a wine rich in aromas and with an intensity of taste. The color is clear and bright, the olfactory profile is among the most faithful, rich and expressive of the counterparts tasted in the last year. There is a persuasive morello cherry, red currant, violet, blood orange, memories of lavender and other herbs/roots, a faint hint of blood. The sip is animated by widespread freshness, dry body, there is a lot of energy and the mouth is filled with gentle and properly ripe fruit, the tannin is refreshing, still on the fruit finish and of appreciable length.

Not to be overlooked is the price and the beauty of the label which, while not adding or subtracting anything from the quality of the wine, I find unique and with the particularity of having anticipated the introduction of the UGA by highlighting the word RADDA.

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Gite in Cantina

Il Giovedì Mattina, l’autunno, il Chianti Classico e la tradizione

Chianti Classico Enotour – Il Giovedì Mattina, l’autunno, il Chianti Classico e la tradizione

Dopo circa due anni dall’ultima volta, a causa delle peripezie pandemiche che ci tennero in casa, si ritorna alla periodica, e un tempo frequente, gita nelle terre del Chianti. È un bel giovedi mattina luminoso d’inizio ottobre e piuttosto freddo. Questa volta si è deciso per la visita a tre aziende di piccole dimensioni che tutte potrebbero rivendicare un approccio tradizionale. Bucciarelli/Antico Podere Casanova a Castellina in Chianti, Monterotondo a Gaiole e Podere Pruneto a Radda.

La cosa bella dell’avventurarsi in quella vasta area di toscana centrale in cui si produce il Chianti Classico, e che nell’immaginario di molti somiglia a un generico chiantishire di dolci colline e tipiche ville toscane restaurate secondi i criteri del pittoresco, è che il paesaggio è invece mutevole e l’architettura rurale toscana resiste all’avanzamento dell’Architettura Toscana Turistica, si incontrano talvolta persone che sembrano planate nel nostro tempo da un altro (tempo).

Nei 24 km circa di itinerario tra Castellina in Chianti e Gaiole si passa dal panorama vasto e profondo che si gode da La Piazza dove è sita l’azienda Antico Podere Casanova di Bucciarelli, alla verdità impressionante e ai boschi che circondano i vigneti di Monterotondo e da cui in lontananza è possibile scorgere il Valdarno, alla impareggiabile bellezza e alla tranquillità di Volpaia nel comune di Radda, dove invece si trova il Podere Pruneto, in un contesto che a tratti può addirittura apparire montano. E poi la tradizione di cui si parla che è una tradizione dinamica e che permette di produrre i vini succosi e pieni energia di Bucciarelli, quelli eleganti e precisi di Monterotondo e quelli asciutti e scabri di Podere Pruneto.

Ma soprattutto ci sono il Sangiovese e i suoi interpreti. Ci sarebbe di che venire in pellegrinaggio tutti i giorni. Si comincia dal Signor Bucciarelli che a mezza mattina ci accoglie per una degustazione fiume, una specie di stress test per il pellegrino del vino. Ne usciamo bene, ma guardinghi per il prosieguo della giornata. Ricorda certi altri Ronin del vino che ho incontrato in passato per il suo non somigliare a nessun ritratto di vigneron preconfezionato e fa vini identitari, pieni di sostanza ed energia. Si discorre di Sangiovese, tradizione, motociclette e Merlot nascosti. Una bellissima mattina.

Ci spostiamo dopo il pranzo frugale verso Gaiole. Lungo la statale che porta in Valdarno, ricca di boschi, di una verdità a tratti impressionante paesaggio più intimo e a tratti montano, dove si trova l’azienda Monterotondo di Saverio Basagni. Vignaiolo assolutamente consapevole della qualità del proprio lavoro e che offre con giusto orgoglio i suoi vini agli ospiti.

Si chiacchiera nella saletta degli assaggi dei suoi vini, di alcuni degli argomenti più dibattuti nella comunità del vino come la biodinamica, il vino naturale, si assaggiano gli ottimi 2016 annata e riserva, la profumatissima malvasia, si conferma l’ottima impressione avuta all’ultima Collection praticabile quando fui indirizzato verso il banco d’assaggio di Monterotondo da Diego Finocchi de L’Erta di Radda.

A pomeriggio inoltrato terminiamo la giornata da Riccardo Lanza e suo figlio Massimiliano del Podere Pruneto che si trova lungo la via che porta al borgo di Volpaia in un contesto di rara bellezza. Ci raccontano del loro modo di lavorare nel rispetto della terra e delle piante, del poco intervento in cantina dove si fanno fermentazioni spontanee e si usano cemento e botti grandi per l’affinamento per periodi che variano tra i 24 e i 48 mesi. Si assaggia il Chianti Classico 2018 che è ottenuto da uve Sangiovese senza quella minima parte di Merlot che veniva usata precedentemente. Un vino essenziale, ossuto, che però è pieno di forza nervosa e ci fa tornare a casa col gusto del Sangiovese in mente e la piacevole consapevolezza che per i suoi amatori ci sono ancora molti luoghi dove recarsi sicuri.

Chianti Classico Enotour

 
fotografie di Dario Agostini e Simone Molinaroli
Massimo Bucciarelli / Antico Podere Casanova - alla ricerca della tradizione. Bucciarelli - Monterotondo - Pruneto

Enotour #002 - Da Castellina a Gaiole passando per Radda in Chianti alla ricerca della tradizione. Bucciarelli - Monterotondo - Pruneto
Enotour #002 - Da Castellina a Gaiole passando per Radda in Chianti alla ricerca della tradizione. Bucciarelli - Monterotondo - Pruneto
Saverio Basagni di Monterotondo -  alla ricerca della tradizione. Bucciarelli - Monterotondo - Pruneto

Enotour #002 - Da Castellina a Gaiole passando per Radda in Chianti alla ricerca della tradizione. Bucciarelli - Monterotondo - Pruneto
Enotour #002 - Da Castellina a Gaiole passando per Radda in Chianti alla ricerca della tradizione. Bucciarelli - Monterotondo - Pruneto
Enonauti tra le vigne alla ricerca della tradizione. Bucciarelli - Monterotondo - Pruneto
Riccardo e Massimiliano Lanza del Podere Pruneto - alla ricerca della tradizione. Bucciarelli - Monterotondo - Pruneto

Enotour #002 - Da Castellina a Gaiole passando per Radda in Chianti alla ricerca della tradizione. Bucciarelli - Monterotondo - Pruneto
Enotour #002 - Da Castellina a Gaiole passando per Radda in Chianti alla ricerca della tradizione. Bucciarelli - Monterotondo - Pruneto

Chianti Classico Enotour – Thursday Morning, autumn, Chianti Classico and tradition

After about two years since the last time, due to the pandemic vicissitudes that kept us at home, we return to the periodic, and once frequent, trip to the Chianti lands. It’s a beautiful, bright Thursday morning in early October and quite cold. This time it was decided to visit three small companies that could all claim a traditional approach. Bucciarelli/Antico Podere Casanova in Castellina in Chianti, Monterotondo in Gaiole and Podere Pruneto in Radda.

The beautiful thing about venturing into that vast area of ​​central Tuscany where Chianti Classico is produced, and which in the imagination of many resembles a generic Chiantishire of rolling hills and typical Tuscan villas restored according to picturesque criteria, is that the instead the landscape is changeable and Tuscan rural architecture resists the advancement of Tuscan Tourist Architecture, we sometimes meet people who seem to have glided into our time from another (time).

In the approximately 24 km of itinerary between Castellina in Chianti and Gaiole you pass from the vast and profound panorama that can be enjoyed from La Piazza where the Antico Podere Casanova di Bucciarelli company is located, to the impressive greenery and woods that surround the vineyards of Monterotondo and from which it is possible to see the Valdarno in the distance, to the incomparable beauty and tranquility of Volpaia in the municipality of Radda, where Podere Pruneto is located, in a context that at times can even appear mountainous. And then the tradition we are talking about which is a dynamic tradition and which allows us to produce the juicy and energetic wines of Bucciarelli, the elegant and precise ones of Monterotondo and the dry and rough ones of Podere Pruneto.

But above all there are Sangiovese and its interpreters. There would be something to come on pilgrimage every day. We start with Mr Bucciarelli who welcomes us at mid-morning for a river tasting, a sort of stress test for the wine pilgrim. We come out of it well, but cautious for the rest of the day. He recalls certain other Ronin del vino that I have met in the past in that he does not resemble any pre-packaged portrait of a vigneron and he makes wines with an identity, full of substance and energy. We talk about Sangiovese, tradition, motorcycles and hidden Merlot. A beautiful morning.

After the frugal lunch we move towards Gaiole. Along the state road that leads to Valdarno, rich in woods, with an at times impressive greenness, a more intimate and at times mountainous landscape, where Saverio Basagni’s Monterotondo company is located. Winemaker absolutely aware of the quality of his work and who offers his wines to guests with the right pride.

We chat in the tasting room of its wines, about some of the most debated topics in the wine community such as biodynamics, natural wine, we taste the excellent 2016 vintage and reserve, the very fragrant Malvasia, we confirm the excellent impression we had at the last practicable Collection when I was directed towards the Monterotondo tasting counter by Diego Finocchi of L’Erta di Radda.

In the late afternoon we end the day with Riccardo Lanza and his son Massimiliano of Podere Pruneto which is located along the road that leads to the village of Volpaia in a context of rare beauty. They tell us about their way of working with respect for the land and plants, of the little intervention in the cellar where spontaneous fermentations take place and cement and large barrels are used for aging for periods that vary between 24 and 48 months. We taste the Chianti Classico 2018 which is obtained from Sangiovese grapes without the minimal part of Merlot that was previously used. An essential, bony wine, which however is full of nervous strength and makes us return home with the taste of Sangiovese in mind and the pleasant awareness that for its lovers there are still many safe places to go.

Chianti Classico Enotour from Castellina in Chianti to Gaiole passing from Radda. Photos Dario Agostini/Simone Molinaroli

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Chianti Classico 2016 – Le Masse di Lamole

Chianti Classico 2016 – Le Masse di Lamole

A un chilometro circa dall’abitato di Lamole, sul punto altimetricamente più rilevante della zona, si trova il borgo da cui la cantina prende il nome. A conduzione familiare, vini identitari, tradizionali, caratterizzati da franchezza espressiva e che sovente mi capita di bere e sempre con soddisfazione. Cantina che ho avuto la fortuna di visitare più volte apprezzando la schietta e discreta ospitalità dei proprietari Annamaria e Giuliano.
Sangiovese. Acciaio e invecchiamento in botti di castagno. Colore rubino di media intensità. Al naso l’arancia è predominante, poi seguono la marasca, l’iris, anice, in bocca freschissimo, lungo, di corpo snello, ma di forza nervosa e con tannini vitali e fruttuosità per un sorso definito e appagante. Finale coerente su arancia e marasca.
Vino di carattere per veri amanti del Sangiovese.
A fine bottiglia ho la sensazione che a Le Masse di Lamole con questo 2016 abbiano prodotto la loro personale migliore interpretazione del Sangiovese.

Enonauta/Degustazione di Vino #159 - Chianti Classico 2016 - Le Masse di Lamole  | Il più alto e profumato di tutti i Chianti Classico
Enonauta/Degustazione di Vino #159 - Chianti Classico 2016 - Le Masse di Lamole  | Il più alto e profumato di tutti i Chianti Classico

Chianti Classico 2016 – Le Masse di Lamole

About one kilometer from the town of Lamole, on the highest altitude point in the area, is the village from which the winery takes its name. Family run, identity-producing, traditional wines, characterized by expressive frankness and which I often drink and always with satisfaction. A winery that I have been lucky enough to visit several times, appreciating the frank and discreet hospitality of the owners Annamaria and Giuliano.
Sangiovese. Steel and aging in chestnut barrels. Medium intensity ruby ​​colour. On the nose, orange is predominant, then followed by morello cherry, iris, anise, very fresh in the mouth, long, with a slim body, but with nervous strength and vital tannins and fruitiness for a defined and satisfying sip. Coherent finish on orange and morello cherry.
Wine of character for true Sangiovese lovers.
At the end of the bottle I have the feeling that Le Masse di Lamole with this 2016 have produced their personal best interpretation of Sangiovese.

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Caparsino 2010 Chianti Classico Riserva – Caparsa

Caparsino Chianti Classico Riserva da Radda in Chianti. Ovvero il grande bere toscano tradizionale. Sangiovese 100 percento, vinificato in cemento e maturato in botte grande di rovere. Vino che è figlio dell’ingegno enoico di due dei più talentuosi vignaioli (ed enologi) toscani: Paolo Cianferoni e Federico Staderini. Il primo a guida di una azienda che si può tranquillamente definire un faro. Il secondo enologo di chiara fama e adesso a capo di Cuna, pioniere del Pinot Nero Casentinese.

Se ciò che viene chiamato Souplesse esiste è dentro questa bottiglia dove coesistono definizione, concentrazione, vitalità e una eccezionale trama.

Vivo colore tra il rubino e il granato scuro, profumi di marasca, scorza d’arancia, finemente speziato, ricordo di tabacco dolce e confettura di more, appena ematico, balsamico.

Equilibrio e precisione, fruttuosità avvincente, tannino che, trovata la via verso un nobile ammorbidimento, profila e rinfresca, il sorso si espande, gratifica, dura.
Tra le migliori bevute di sempre.

Con lo Spezzatino in umido (senza pomodoro) in abbinamento ottimo.

Enonauta/Degustazione di Vino #154 - Caparsino 2010 Chianti Classico Ris. - Caparsa  | Se ciò che viene chiamato Souplesse esiste è dentro questa bottiglia
Enonauta/Degustazione di Vino #154 - Caparsino 2010 Chianti Classico Ris. - Caparsa  | Se ciò che viene chiamato Souplesse esiste è dentro questa bottiglia
Enonauta/Degustazione di Vino #154 - Caparsino 2010 Chianti Classico Ris. - Caparsa  | Se ciò che viene chiamato Souplesse esiste è dentro questa bottiglia

Caparsino 2010 Chianti Classico Riserva – Caparsa

Caparsino Chianti Classico Riserva from Radda in Chianti. That is, the great traditional Tuscan drink. 100 percent Sangiovese, vinified in cement and matured in large oak barrels. A wine that is the result of the oenological genius of two of the most talented Tuscan winemakers (and oenologists): Paolo Cianferoni and Federico Staderini. The first to lead a company that can easily be defined as a beacon. The second well-known winemaker and now head of Cuna, pioneer of Casentino Pinot Noir.

If what is called Souplesse exists, it is inside this bottle where definition, concentration, vitality and an exceptional texture coexist.

Vivid color between ruby ​​and dark garnet, aromas of morello cherry, orange peel, finely spiced, hints of sweet tobacco and blackberry jam, slightly bloody, balsamic.

Balance and precision, compelling fruitiness, tannin which, having found its way towards a noble softening, outlines and refreshes, the sip expands, gratifies, lasts.
Among the best drinks ever.

Excellent with stewed stew (without tomato).

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Cinque 2018 – Le Boncie

Il Cinque di Le Boncie (spesso chiamato Podere Le Boncie), è il vino di entrata dell’azienda di Giovanna Morganti. Cinque, come i vitigni che compongono questo vino (Sangiovese in gran prevalenza, poi Ciliegiolo, Mammolo, Fogliatonda e Colorino). Se Elisabetta Foradori è considerata la signora del Teroldego, Giovanna Morganti può essere considerata, senza esagerare, la signora del Chianti, inteso come territorio e non come referenza DOCG. La sua rinuncia (per il suo vino di punta il “Le Trame”) alla DOCG a favore dell’IGT venne da tutti additata come follia, eresia. Fu in parte gesto di protesta per la bocciatura di un suo vino da parte della commissione del Chianti Classico. Ma anche un atto di libertà ai fini di poter continuare a lavorare in totale autonomia espressiva, producendo vini che rappresentassero il territorio e la proria idea di viticoltura, senza necessariamente preoccuparsi di ogni singolo aspetto di rigido disciplinare.

La sua azienda, di circa quattro ettari, è interamente condotta in regime biologico-biodinamico e la vinificazione è assolutamente di carattere non interventista, artigianale-naturale. I terreni sono di limo e argilla (con alta concentrazione di calcare). Vigneti ad alberello, alta densità, vinificazione tradizionale con fermentazioni spontanee con lieviti indigeni svolte in piccoli tini aperti, senza controllo delle temperature e con macerazioni non eccessivamente lunghe.

Il Cinque appare in tutta la sua energia già dal colore rosso rubino veramente brillante, luminoso e traslucente. Sentori di piccoli frutti rossi, ciliegia, mammola, scorza di arancia e qualche leggera speziatura dolce al naso. Al palato è secco, morbido, caldo e con tannini arrotondati. La Buona acidità, e la discreta mineralità, unite ad una buona gestione dell’alcool, ne fanno un vino dal sorso equilibrato, teso, dinamico e vitale. Forse non possiede una precisione chirurgica, ma regala espressività, coerenza organica, buona finezza ed un grande servizio al pasto.

Questo vino di Le Boncie, almeno in questo assaggio ed in questa annata, è un eccellente esempio di come si possa lavorare in maniera veramente naturale (per usare un termine speso abusato, tal volta anche in maniera impropria), senza perdere di vista il territorio, il vitigno, ma sopratutto il cliente-consumatore il quale non necessariamente deve essere ammaliato dall’aura mitica di un produttore, finendo in ultimo di perdere di vista il calice e quel che lo riempie.

Il rapporto qualità-prezzo-soddisfazione a mio avviso è molto alto e rimarrà certamente tra quei vini che mi ripropongo di bere nuovamente.

Enonauta/Degustazione di Vino #184 - Cinque 2018 - Podere Le Boncie | Giovanna Morganti col suo autoctonissimo 5
Enonauta/Degustazione di Vino #184 - Cinque 2018 - Podere Le Boncie | Giovanna Morganti col suo autoctonissimo 5
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Chianti Classico 2018 – Vallone Di Cecione

Chianti Classico 2018 – Vallone Di Cecione (Panzano in Chianti)

Ovvero territorio, tradizione, personalità riconoscibilità. E, cosa non da poco, un buon bere a un prezzo invitante.

Bevo i vini di Vallone di Cecione da alcuni anni e noto un netto, costante miglioramento, una precisione e una incisività sempre più evidenti. Conduzione in regime biologico, vigne in uno dei luoghi più simbolici del vino chiantigiano, ovvero la Conca d’Oro di Panzano in Chianti.
Sangiovese con saldo di Canaiolo, 20 giorni di fermentazione, alcuni mesi sulle fecce, 8 mesi in botte grande.

Rubino scuro vivace, ricco il bouquet con sentori di marasca e frutti di bosco, viola, leggere reminiscenze di spezie, balsamiche, di muschio.
Al palato dà il meglio. Attacco caldo, centrobocca molto gratificante, di buon corpo, trova una lunga distensione grazie a una considerevole freschezza, a una persistenza aromatica rilevante. Tannini di buona forza e buona maturità, vino che in soddisfazione vale più del suo costo. E anche in prospettiva.
Complimenti a Francesco Anichini.

Enonauta/Degustazione di Vino #167 - Chianti Classico 2018 - Vallone Di Cecione | territorio, tradizione, personalità riconoscibilità
Enonauta/Degustazione di Vino #167 - Chianti Classico 2018 - Vallone Di Cecione | territorio, tradizione, personalità riconoscibilità

Chianti Classico 2018 – Vallone Di Cecione (Panzano in Chianti)

That is, territory, tradition, recognizable personality. And, no small feat, good drinks at an attractive price.

I have been drinking Vallone di Cecione wines for some years and I notice a clear, constant improvement, an increasingly evident precision and incisiveness. Organic management, vineyards in one of the most symbolic places of Chianti wine, namely the Conca d’Oro of Panzano in Chianti.
Sangiovese with balance of Canaiolo, 20 days of fermentation, a few months on the lees, 8 months in large barrels.

Lively dark ruby, rich bouquet with hints of morello cherry and berries, violet, light reminiscences of spices, balsamic, musk.
On the palate it gives its best. Warm attack, very gratifying mid-mouth, good body, finds a long relaxation thanks to considerable freshness and significant aromatic persistence. Tannins of good strength and good maturity, a wine that is more satisfying than its cost. And also in perspective.
Congratulations to Francesco Anichini.

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Brunello di Montalcino 2013 Casa Raia

Brunello di Montalcino 2013 – CASA RAIA

Casa Raia è una piccola e giovane azienda fondata nel 2006. Lavora in regime biodinamico, con particolare ricerca e attenzione all’ecosistema della vigna e del territorio circostante. Situata a 375 mt. sul livello del mare, si estende per quattro ettari e mezzo (circa 8000 bottiglie), di cui solamente uno dedicato al Brunello (meno di 2000 bottiglie). La fermentazione è spontanea con lieviti indigeni, nessuna filtrazione o chiarificazione. La vinificazione, come l’invecchiamento, avvengono in botti di rovere francese. Minima dose di solforosa aggiunta all’imbottigliamento, per un totale di circa 30 mg. al litro per questo Brunello di Montalcino 2013.

Il colore è rosso rubino carico con bei riflessi granato; al naso c’è frutta rossa ben matura, ciliegia, amarena, prugna. Poi violetta, cuoio fresco, note boisé e un accenno speziato. In bocca l’attacco è dritto e verticale, determinato dalla grande spinta acida che lo contraddistingue. Lo sviluppo prosegue armonico, la presa di volume nel palato concede un po’ di morbidezza (mai troppa), struttura e consistenza. Il tannino è ancora un po’ scalpitante e l’alcol (15°) è gestito in maniera eccellente, regalando grandissima bevibilità. Buona la vena minerale e sapida con finale balsamico non troppo lungo.

A me questo vino piace molto, l’avevo assagiato al Raw Wine di Berlino (2018) e ad una degustazione di vini naturali a Lugano (2017), e questa bottiglia ha confermato quanto di buono avevo percepito. È certamente ancora molto giovane e non potrà che beneficiare di miglioramenti nei prossimi anni, smussando quelle leggere asperità che oggi è possibile riconoscere. Siamo di fronte ad un Brunello decisamente poco tondo e confortante, quanto piuttosto verticale, cesellato nella struttura e nella forma snella ed elegante.

Questo Brunello di Montalcino 2013 di Casa Raia è un eccellente esempio di grande vino atto ad accompagnare il pasto e ad integrarsi con esso, aumentando il proprio valore boccone dopo boccone. Se si cerca un Brunello quasi da meditazione non è questa la bottiglia giusta. Io ne ho ancora una bottiglia e la lascerò riposare in cantina almeno due-tre anni, ma se avrò la pazienza di aspettarne cinque sarà solamente meglio. Il prezzo è piuttosto impegnativo, a mio parere leggermente troppo alto (se si prendono come prezzi di riferimento quelli del sito del produttore) ed il rapporto qualità prezzo ne risente un pò. Io l’ho pagato meno e sono quindi decisamente soddisfatto della bevuta.

Enonauta/Degustazione di Vino #166 - Brunello di Montalcino 2013 Casa Raia | verticale, cesellato nella struttura e nella forma snella
Enonauta/Degustazione di Vino #166 - Brunello di Montalcino 2013 Casa Raia | verticale, cesellato nella struttura e nella forma snella

Brunello di Montalcino 2013 – CASA RAIA

Casa Raia is a small and young company founded in 2006. It works in a biodynamic regime, with particular research and attention to the ecosystem of the vineyard and the surrounding area. Located at 375 m. above sea level, it extends for four and a half hectares (around 8000 bottles), of which only one is dedicated to Brunello (less than 2000 bottles). Fermentation is spontaneous with indigenous yeasts, no filtration or clarification. The vinification, like the aging, takes place in French oak barrels. Minimum dose of sulfur added at bottling, for a total of approximately 30 mg. per liter for this Brunello di Montalcino 2013.

The color is deep ruby ​​red with beautiful garnet reflections; on the nose there is well-ripe red fruit, cherry, black cherry, plum. Then violet, fresh leather, woody notes and a hint of spice. In the mouth the attack is straight and vertical, determined by the great acid boost that distinguishes it. The development continues harmoniously, the volume on the palate allows a little softness (never too much), structure and consistency. The tannin is still a bit lively and the alcohol (15°) is managed excellently, making it very drinkable. Good mineral and savory vein with not too long balsamic finish.

I really like this wine, I had tasted it at the Raw Wine in Berlin (2018) and at a tasting of natural wines in Lugano (2017), and this bottle confirmed the good things I had perceived. It is certainly still very young and will only benefit from improvements in the coming years, smoothing out those slight roughnesses that can be recognized today. We are faced with a Brunello that is decidedly not round and comforting, but rather vertical, chiseled in structure and in a slender and elegant shape.

This Brunello di Montalcino 2013 by Casa Raia is an excellent example of a great wine capable of accompanying the meal and integrating with it, increasing its value bite after bite. If you are looking for a Brunello that is almost meditative, this is not the right bottle. I still have a bottle and I will let it rest in the cellar for at least two-three years, but if I have the patience to wait five it will only be better. The price is quite demanding, in my opinion slightly too high (if you take those of the manufacturer’s website as reference prices) and the quality/price ratio suffers a little. I paid less for it and am therefore definitely satisfied with the drink.

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Bottiglie, Degustazioni

Chianti Classico 2016 “Al Limite” – San Leonino

Premetto che il Chianti Classico 2016 “Al Limite” di San Leonino da Castellina in Chianti  non è sicuramente il miglior Chianti Classico che ho bevuto nella mia vita, ma ne ho pagati di più molti che erano meno entusiasmanti di questo e financo meno “territoriali”, tanto per utilizzare un termine abusato, anzi spesso proprio straziato.
Sangiovese 100 per cento, in acciaio e poi 18 mesi tra cemento e botti da 30 hl.
Colore rubino vivo, di media concentrazione. Al naso è giustamente intenso con profumi fedeli al vitigno di viola, marasca, lampone, ricordi di arancia, qualche ricordo speziato. Secco, schietto di carattere, molto fresco al palato, l’acidità è copiosa e affilata, fa da sponda un coerente e gentile ritorno del frutto, persistente in modo apprezzabile.
Viene un po’ penalizzato sul finale da un tannino un po’ rigido, ma il giudizio generale e più che positivo.
Rapporto qualità prezzo indiscutibilmente vantaggioso.
Enonauta/Degustazione di Vino #165 - Chianti Classico 2016 "Al Limite" - San Leonino | Sangiovese di Castellina fedele e dal buon prezzo

 

Chianti Classico 2016 “Al Limite” di San Leonino da Castellina in Chianti

Let me start by saying that the Chianti Classico 2016 “Al Limite” from San Leonino da Castellina in Chianti is certainly not the best Chianti Classico that I have drunk in my life, but I have paid more for many that were less exciting than this one and even less “territorial” , just to use an overused, indeed often downright mangled, term.
100 percent Sangiovese, in steel and then 18 months in cement and 30 hl barrels.
Bright ruby ​​colour, of medium concentration. The nose is rightly intense with aromas faithful to the vine of violet, morello cherry, raspberry, hints of orange, some spicy notes. Dry, straightforward in character, very fresh on the palate, the acidity is abundant and sharp, supported by a coherent and gentle return of the fruit, persistent in an appreciable way.
It is a little penalized on the finish by a slightly stiff tannin, but the overall opinion is more than positive.
Unquestionably advantageous value for money.

 
 
 
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