Bottiglie, Degustazioni

Solare 2000 – Capannelle (toscana igt)

Solare 2000

Capannelle

(toscana igt)

Nutrendo una considerevole passione per questa etichetta dell’azienda Capannelle di Gaiole ho provato e sto ancora provando, per quanto possibile in relazione alla disponibilità e alla reperibilità, ad andare a ritroso per comprendere la natura di questo vino. Non ero mai arrivato all’annata 2000, ma dopo questa esperienza vorrei provare ad “avanzare” ulteriormente indietro nel tempo con questo vino dove questa volta come le altre trovo spiccata propensione all’invecchiamento per cui questa bottiglia risulta pronta, ma assolutamente non matura, non avendo ripiegato sul terziario né all’olfatto, né al gusto ed offrendo all’occhio lo spettacolo di un colore incredibilmente integro.

Siamo a Gaiole in Chianti
Sangiovese e Malvasia
18 mesi di barrique

Il colore e rubino scuro, impenetrabile con qualche appena percettibile riflesso granato. Compassato all’apertura rivela coi minuti un bouquet complesso e fine dove trovano spazio fiori secchi, cassis e corbezzolo, lavanda, arancia rossa, sentori di tabacco, pepe dolce e lievi accenni di affumicato come unico ricordo della barrique in cui questo vino fu elevato.

Al palato è vivo, ha ottima e vigorosa freschezza, il frutto ancora pieno di sapore, il tannino è una carezza, equilibrio, persistenza, nessuna flessione, gli anni ne hanno fatto un vino che parla evidentemente di territorio.

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Barolo V. S. Caterina 2011 – Guido Porro

Barolo Vigna Santa Caterina 2011

Guido Porro

Serralunga d’Alba (parte settentrionale)

Lunghe macerazioni in cemento, affinamento per tre anni in grandi botti.

Lo potremmo definire un Barolo Tradizionale.

Potrei sicuramente indicare i vini di Guido Porro, parlando di vini italiani, tra quelli col miglior rapporto qualità prezzo. Se non addirittura i migliori. Opinione personale.

Granato chiaro, trasparente e vivo, incisivi e nitidi i profumi di melograno, rosa e foglia di the, con discrezione note di spezie, cacao e nocciola tostata per un bouquet veramente piacevole.

Vino di grande equilibrio e profondità, la cui carta migliore è la progressione gustativa inesorabile in perfetta coerenza con le sensazioni olfattive. Ottima e ben distribuita freschezza e rilevante struttura tannica dai contorni smussati che ci danno un Barolo di grande bevibilità in cui tatto e gusto sono alleati indivisibili.

Si accompagnò degnamente con la Polenta Concia alla Valdostana

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Carema Riserva 2011 – la straordinaria forza dell’essenziale

Carema Riserva 2011 – Cantina Produttori “Nebbiolo di Carema”

100% Nebbiolo coltivato nella zona di Carema.

3 anni di affinamento di cui almeno uno in botte grande.

Una riserva in sottrazione che fa dell’essenzialità il suo punto di forza e che sembra la conferma in ambito enoico della bontà della celebre frase Less is More coniata dall’architetto tedesco Mies van der Rohe.

È scabro, ossuto, spigoloso, affilato come una selce e straordinariamente resistente all’ossigeno. Ha sapore intenso e durevole, uno slancio raro e profumi nitidi il cui nitore è direttamente proporzionale al tempo passato dall’apertura. Diventano col tempo quasi profumi esatti.

Granato vivo il colore.

Al naso rosa, ribes rosso e radice di liquirizia su tutto.

In bocca prevalgono le note fresco/sapide, ma ci sono anche una struttura tannica percettibile e ben cesellata e intensità e profondità di gusto non comuni che finiscono per caratterizzare in positivo questo Carema Riserva 2011.
Nel finale prolungato trovano il tempo di riemergere note di erbe officinali e di agrume.

Cosa non trascurabile il rapporto qualità-prezzo e felicità-prezzo tra i più sbilanciati a favore del consumatore.

Appena stappato, annusato e subito dopo il primo sorso finisce direttamente tra le migliori sturature del 2019.

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Barbaresco Rizzi 2015

Barbaresco Rizzi 2015

Treiso

Uve dal Vigneto Rizzi

Ovviamente Nebbiolo

15 mesi in botte, 8 in cemento e poi la bottiglia.

Rubino splendente. Bouquet filologico caratterizzato da profumi intensi e nitidi. C’è florealità, lampone, genziana, speziatura gentile ed erbe officinali.

Vino di grande finezza olfattiva, al quale l’annata conferisce anche una certa prestanza. Ha buona struttura tannica e spessore. Ha fresca piacevolezza di beva, intensità e persistenza. Un vino che comunica amichevole compiutezza.

Meno austero rispetto ad altre annate, fors’anche più equilibrato, a predominare in bocca e in fase retrolfattiva sono i sentori di frutto a bacca rossa. Sicuramente giovane, ma godibilissimo.

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Chianti Classico Riserva 2011 – Il Barlettaio

Chianti Classico Riserva 2011 – Il Barlettaio

Radda in Chianti
90% Sangiovese e 10% Merlot
18 mesi in Barrique
10 mesi in bottiglia

Rubino profondo, sulle prime al naso è oscuro, con aromi di muschio, cioccolato, sottobosco, cassis. A chi è paziente regala una interessante azione in contropiede del Sangiovese che dopo un’ora circa torna a farsi sentire con note di scorza d’arancio ed ematiche, di fiori secchi e Lavanda.

Andamento similare per la fase gustativa. Inizialmente caldo e felpato, forse un po’ ingombrante, si toglie dall’impaccio sfoderando una buona progressione grazie a una discreta freschezza e a un tannino robusto. Apprezzabile il finale dove si re-incontrano l’agrume e il cacao.

Da appassionato del Sangiovese di Radda in Chianti e da estimatore dei vini di Francesco Bertozzi aggiungo solo che preferisco al Riserva la versione base dove i caratteri legati al territorio sono più evidenti.

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Bianchi Macerati, Bottiglie, Degustazioni

Blazic – Jakot 2015

Jakot 2015

Blazic

Slovenja ZGP Goriška Brda

Jakot 2015
Blazic
Slovenja ZGP Goriška Brda

Con in vini ci s’incontra talvolta per caso. Questa è una di quelle volte.

Interno supermercato con annessa rivendita di vini separata. Entro per comprare due cose velocemente, ma come ogni volta indulgo ed entro nel Reparto Vini.

Non ho bisogno di niente, ma mi convinco che mi necessita un bianco.

Mi guardo un po’ attorno, scorro le etichette quasi tutte conosciute o direttamente, per sentito dire o per l’internet. Fino a che vedo una bottiglia in posizione anomala, distaccata dalle altre, come se fosse stata dimenticata o spostata. E non ne ho mai sentito parlare. Viene da uno dei territori a me più cari e scoprirò poi dopo che è vicino di casa di uno dei miei produttori preferiti.
La prendo.

È il Jakot 2015 di Blazic

si tratta di un Friulano o Tocai o Sauvignonasse.

Due giorni di macerazione, poi acciaio.

Bel giallo paglierino intenso. Buon ventaglio di profumi. Narciso, albicocca, vaghe reminiscenze di spezie come lo zenzero e un grande soffiio di erbe aromatiche.

Sorso denso con freschezza ruvida. Centrobocca succoso, fruttato, spesso.

E buon finale dove si confermano le note erbacee.

Fece buona figura a tavola col Filetto di Rombo all’Acquapazza, che si intravede in una delle foto, con le uova al formaggio e con la spalla toscana.

Bella scoperta.

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Degustazioni

Villa Minelli Merlot Vecchie Vigne 2015

Villa Minelli

Merlot Vecchie Vigne

2015

Veneto igt

Merlot affinato in barrique da vigne vecchie.
Rosso rubino scuro
Didascalisco al naso con sentori evidenti di ciliegia sciroppata, legno di cedro e tabacco dolce.
Quasi abboccato al sorso e poco dinamico, sviluppa molto frutto ma non ha profondità. Stanca un po’, come sentirsi ripetere dieci volte di fila la stessa barzelletta. Specificando che è sempre opinione personale dettata dal gusto personale, limitato, ma legittimo, di chi scrive.

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Degustazioni, Produttori

Il vino della felicità ovvero il Barbera 2011 del Cavalier Lorenzo Accomasso

Barbera d’Alba “Pochi Filagn” 2011 – Accomasso

Nello sturare questa bottiglia, prendendo a prestito un termine caro al Cavaliere stesso, e nel portare al naso il calice di questo Barbera il pensiero non può che tornare al giorno in cui, nel novembre 2016, assaggiai questo vino per la prima volta insieme al Cav. Accomasso. Che nel versarlo nel bicchiere ai presenti (io, il mio amico Simone, due coppie dalla Svezia) definì il Barbera come il “vino della felicità”. Non solo il proprio. Il Barbera in generale. Aggiunse che non c’è di cosa più bella di una bottiglia di Barbera in vigna d’estate insieme al pane col bruss (formaggio coi vermi). Come dicevo eravamo io, il mio amico Simone e due coppie di svedesi venuti apposta da Stoccolma per i vini del Cavaliere e che non capivano bene l’italiano. Una delle signore si calava volenterosamente nella parte dell’interprete e allora le spiegai il discorso sul Barbera, il pane, l’estate, la vigna, la felicità e i vermi, ma non ebbi la sensazione che avesse compreso appieno la portata del racconto del Cavalier Accomasso. Soprattutto sulle parole “cheese with worms” tutti e quattro rimasero interdetti e siccome ebbi la sensazione che avessero voluto credere scherzassi chiosai con un “i’m not joking”.

Ma apprezzarono il Barbera. Alla capo spedizione che sedeva alla sua destra il Cavaliere versò subito un secondo bicchiere pronunciando le seguenti parole “bevi un altro bicchiere che ti fa diventare bella rossa”. Chi conosce il Cavaliere non ha bisogno di ulteriori spiegazioni…
Per raccontare questo vino credo sia miglior cosa partire dalla fine; il Pochi Filagn è un vino di rara piacevolezza senza peraltro essere un vino piacione.

Ma torniamo al principio. Al vino che lentamente si muove nel bevante.
Al naso si presenta con vigoria. Il colore è vivo, lucente, rubino scuro. Mora, prugna, gladiolo, pepe pungente, Cuoio, lievemente rustico. Profuma di buono, preannuncia una bevuta gustosa e soddisfacente. Inebria.
In bocca esordisce caldo, i suoi 15,5 gradi sono dirompenti e c’è molto frutto, molto succo, acidità sferzante e a colpire sono la forza, l’intensità e la persistenza dell’aroma di bocca.
Un lungo reverbero di frutti nel finale.

La forza di questa bottiglia non sono la complessità e la ricercatezza. La forza di questo vino è propriamente la sua forza. La sua forza dirompente e la sua energia inarginabile.
Esperienza fisica e di gusto intensa.

Insieme alla Pasta al Forno si accompagnò magnificamente.

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Syrah 2011 (un po’ anche il 2010) di Michele Satta | o anche del piacere del ritornare

Syrah 2011 – Michele Satta

Toscana IGT
Castagneto Carducci
Syrah in purezza
Raccolta a completa maturazione
Fermentazione spontanea in tino con follature manuali
Affinamento per 18 mesi in barrique per un terzo nuove

Ho avuto la fortuna di poter visitare l’azienda di Michele Satta molte volte e dunque a casa mia giacciono, in attesa di essere stappate, svariate bottiglie di diverse annate. Può capitare, come in questo caso, che due bottiglie dello stesso vino, ma di due annate diverse, vengano aperte in un tempo abbastanza breve da poter fare un raffronto a memoria senza consultare ipotetici appunti di degustazione.

Per la gioia del palato questo Syrah di Michele Satta conferma tutte le buone sensazioni ricevute dal 2010, ma rivelando una personalità ben diversa. E abbiamo così la confortante conferma di trovarci davanti a vini non banali e non seriali che ci raccontano la mano che li fece e la stagione che contribuì a formare il loro carattere.

Ha il colore dell’amarena matura, fitto, praticamente impenetrabile. Al naso porge un bel ventaglio di sentori che spaziano dal frutto nero maturo alla foglia di mirto, dalla spezia dolce al tabacco, a tratti fanno capolino le scorzette d’arancio ricoperte e una leggerissima note boisee. Lo si potrebbe definire complesso e fine.

Rispetto al suo predecessore del 2010 che, dotato di più corpo e concentrazione, sviluppava in senso orizzontale – a delta, per un’esperienza gustativa più muscolare, qui siamo al cospetto di un vino più snello, a tratti sapido, dal gusto più definito, caratterizzato da succo più fresco e, a mio parere del momento, più equilibrato e godibile. Tannino ben inserito e buon finale dove spiccano le note aromatiche.

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Austri 2011 (Langhe Doc) – San Fereolo

Austri 2011 (Langhe Doc) – San Fereolo

Barbera

Vigne in Borgata Valdiberti e Valdibà
400 mt. Slm con esposizione sud est
Dogliani
Lavoro in vigna nel rispetto dei principi dell’agricoltura biodinamica
Fermentazione spontanea senza temperatura controllata in tini di legno. Affinato in botti di varia capacità con le proprie fecce. Poi un passaggio in acciaio prima di essere imbottigliato.

I profumi sono intensi. C’è il Mirtillo, ci sono le spezie dolci e il tabacco e, tra le pieghe del bouquet, suggestioni rustiche. (The aromas are intense. There is the Blueberry, there are sweet spices and tobacco and, among the folds of the bouquet, rustic suggestions)

Apre morbido e voluminoso grazie alla sua componente alcoolica e al succo concentrato, dolce e vischioso, frutto e spezie che si ribadiscono, eppure la grande freschezza e un tannino piccante danno al vino una subitanea accelerazione e gli permettono di andare in profondità con un gusto intenso che termina in un grande e persistentissimo riverbero di frutti scuri e Mirto. (soft and voluminous opening because of its alcoholic component and to the concentrated, sweet and viscous juice, fruit and spices that are reaffirmed, yet the great freshness and a spicy tannin give the wine a sudden acceleration and allow it to go deep with an intense taste which ends in a large and very persistent reverberation of dark fruits and Myrtle)

Vino potente e longevo che si conferma negli anni. (A powerful and long-lived wine that has been confirmed over the years)

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